Il riscaldamento globale è un problema politico

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Abbiamo tolto le cannucce di plastica dai drink. Stiamo abolendo le bottiglie d’acqua in PET per passare alle stilosissime borracce. Ci sforziamo di fare la differenziata, impegnandoci in uno slalom tra regole diverse da comune a comune, e in generale complicate e poco amichevoli (lo sapevate che le posate di plastica non vanno nella plastica? Che gli scontrini di carta non vanno nella carta? E che le bottiglie è meglio non accartocciarle ma schiacciarle?). Cerchiamo di mangiare meno carne, meno prodotti da agricoltura intensiva, meno avocado che vengono dall’altra parte del mondo. Puntiamo a uffici plastic free, città plastic free, un mondo plastic free. È giusto tutto questo? Ma certo che sì. Basterà a salvare il mondo? A fermare le conseguenze più deleterie dell’Antropocene, a evitare la sesta estinzione di massa, a scongiurare l’apocalisse climatica? Eh, purtroppo mi sa di no.

Il 23 settembre 2019 Greta Thunberg ha tenuto il suo famoso discorso all’Onu. Tutti abbiamo visto la sua faccia incazzata. Tutti abbiamo sentito o letto le sue parole, il suo How dare you, che si candida a diventare il nuovo J’accuse: “Il mio messaggio è che vi terremo d’occhio. Tutto questo è così sbagliato. Non dovrei essere qui, dovrei essere a scuola, dall’altro lato dell’Oceano. Venite a chiedere la speranza a noi giovani? Come vi permettete?”. Naturalmente il discorso di Thunberg, oltre a suscitare entusiasmi e applausi bipartisan, ha ricevuto le solite critiche bipartisan. Da destra: “esagera”, oppure “è una bambina manovrata da oscure potenze rivoluzionarie”. E da sinistra: “ha usato la prima persona singolare, non parla a nome di una tutti”, oppure “è andata in America senza l’aereo ma con una barca di plastica”, o ancora “si è fatta accompagnare da un membro dell’aristocrazia europea, ovvero i ricchi che hanno rovinato il mondo”.

La verità è che Greta Thunberg rappresenta l’ala riformista e moderata di una galassia ambientalista che comprende anche gruppi più radicali come Extinction rebellion, quelli che si incollano le mani agli autobus per fermarli. Ma tutto questo parlare di destra e sinistra, di riformisti e radicali, può far sorgere la domanda: non è che la stai buttando in politica? E la risposta è semplice: sì, perché è proprio quel che è necessario fare. C’è un articolo su Vox che ha un titolo molto chiaro, brutale: “Mi occupo di ambiente per lavoro, e non mi interessa se ricicli”. Lo ha scritto Mary Annaïse Heglar, saggista e attivista che si occupa delle pubblicazioni del Natural Resources Defense Council di New York.

 

(Continua su Esquire)