Rivoltare Napoli: Arrevuoto

Napoli è una città impossibile. Impossibile da vivere, dice chi ci campa, e spesso a ragione. Impossibile da raccontare, anche e soprattutto per chi (come me) la guarda ormai dall’esterno, dalla posizione tutt’altro che privilegiata dell’emigrante. Anima da Capitale e stracci da slum; paradiso abitato da diavoli secondo l’ormai abusato paradosso, ma a volte inferno abitato da angeli, che sopportano tutto, santa pazienza.

È proprio in questo magma rovente e indistinto, che ogni tanto spuntano qua e là isole di senso, che provano a connettere e a connettersi. A Napoli fare qualcosa di sensato è impossibile, e quindi doveroso. Qualche tempo fa su queste pagine abbiamo parlato dell’ex Asilo Filangieri. Stavolta tocca ad Arrevuoto: che è teatro, è periferia, è creatività, è adolescenza, è connessione, è rom, è sperimentazione, è rischio.

Arrevuoto è un progetto teatrale-pedagogico di attivazione sociale dal basso. È nato a Napoli ormai 14 anni fa, nel 2005, con il supporto del Mercadante, il Teatro Stabile di Napoli, e qualche anno dopo si è costituito in Associazione Culturale. Il punto di partenza è stato Scampia, il famigerato quartiere delle Vele e della criminalità, la terra di nessuno, la periferia oltre la periferia.

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Psycho come non l’avete mai letto

Una delle cose che affascinano di più gli spettatori della prima stagione di Fleabagè il fatto che la protagonista nei momenti più intensi e improbabili – un vertiginoso dialogo, una scopata come si deve – si gira verso la camera, verso di noi, e ci spara una battuta micidiale, aggiungendo ulteriori layer di lettura e di ironia. Questo costante abbattimento della quarta parete è più divertente che dirompente, come negli a parte dei commedianti a teatro – e in effetti Phoebe Waller-Bridge dal teatro viene, dal teatro ha adattato la serie TV.

Una delle cose che affascinano di più gli spettatori della seconda stagione di Fleabag è che questo giochino continua ma il coprotagonista, il prete di cui la ragazza si innamora, sembra accorgersi di qualcosa. Non capisce appieno, non sente quello che lei dice, ma percepisce un’assenza, una distrazione (non dice cos’hai detto o con chi parlavi, chiede: dov’eri). Perché? Come cacchio fa?

Possiamo fare diving in spiegazioni al limite dell’esoterico: ci azzeccano bene interpretazioni di tipo psicanalitico, o di stampo religioso, perché il prete è in contatto con Dio e quindi avverte la presenza di un altrove rispetto alla realtà della serie-mondo (e l’altrove siamo noi: questo a sua volta può essere letto in senso cattolico, giansenista, gnostico), o semplicemente in chiave romantica.

Guarda in camera anche Belmondo per tutto Fino all’ultimo respiro. Guarda in camera, ma solo alla fine, sollevando gli occhi mentre l’inquadratura stringe, Norman Bates in Psycho. Guarda “in camera” uno dei due vecchioni che spiano Susanna prima di provare a insidiarla, nella versione del mito biblico dipinta dal Guercino, ed è una chiamata in correità: ehi tu porco, anche tu, mio caro spettatore del quadro, stai spiando la ragazza nuda come noi, quindi non fare tanto l’anima candida, non ci giudicare. Ma forse, anche quelle di Belmondo e Bates (per non parlare di Waller-Bridge), più che a parte teatrali, più che richieste di aiuto o dialogo, sono chiamate in correità.

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Gerald Murnane è la nuova stella della letteratura, e ha 80 anni

Gerald Murnane è un pazzo. Gerald Murnane è un vecchio. Gerald Murnane stava per vincere il Nobel (no, serio: dai bookmaker era quotato tra i primi dieci, subito sotto Olga Tokarczuk che poi effettivamente lo ha vinto, appaiato a Cărtărescu e Yu Hua, sopra Kadarè, Marìas, Krasznahorkai e Kundera, per dire la compagnia – e Peter Handke non c’era proprio). Gerald Murnane non lo hai mai sentito nominare ma è amato dagli scrittori che ami: Coetzee, Teju Cole, Ben Lerner. Gerald Murnane ha fatto il barista, e tuttora alla fine delle lezioni di scrittura che tiene in un club di golf, si mette dietro al bancone. Gerald Murnane è un tipo meticoloso ed eccentrico a un tempo, come si vede dal modo in cui gestisce il suo archivio di idee. Gerald Murnane non ha mai preso un aereo, non ha mai lasciato l’Australia, e raramente in 80 anni ha lasciato lo stato di Victoria.

Bene: adesso che ho attirato la vostra attenzione con queste rapide e inutili curiosità, con questo “tutto quello che non sapevi di voler sapere su un tizio assurdo che non ha niente in comune con te”, adesso si può passare al tema di questo articolo: Le pianure.

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