Leggiamo strano: il New weird secondo Gianluca Didino

Gli alieni non impressionano più nessuno ormai, almeno dai tempi del tenero pupazzo E.T. Anche il genere horror mostra la corda, nell’immaginario collettivo. Il fantastico invece vola come non mai, e si porta dietro il fantasy: dai libri al cinema per finire con le serie tv. Negli ultimi anni, proprio nell’ambito di questo genere che potremmo definire ‘letteratura fantastica’ (se non fosse un nome talmente ampio da ricomprendere quasi tutto), è nata in America una innovativa corrente che si è auto-definita New Weird, nuovo strano: mescola stilemi dei vari generi, servendosi dell’inquietante, del soprannaturale, del fantascientifico, ma senza mai far capire bene in che ambito ci si trova; ed è questo a renderla così strana e affascinante. Il suo esponente di punta è senz’altro Jeff VanderMeer, che l’anno scorso ha sbancato con la Trilogia dell’Area X (uscita in Italia nientemeno che per Einaudi). Per capirne un po’ di più, ne abbiamo parlato con Gianluca Didino, giovane critico culturale (nonché cervello in fuga: fa il bibliotecario a Londra) e grande esperto di fiction a cavallo tra i generi, come dimostrano i suoi lavori: una monografia sulla vincitrice del Pulitzer Jennifer Egan, ma soprattutto molteplici interventi sempre lucidi e approfonditi sulle migliori riviste italiane, a proposito di cose tra il possibile e l’impossibile.

New Weird: come lo definiamo, di cosa si tratta? Una corrente a metà tra horror, science fiction e fantastico? Si può definire davvero un genere innovativo? E soprattutto, esiste veramente o è un’invenzione di VanDerMeer per darsi un tono?

(continua su Audi Innovative)

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Per la distopia sbagliata

Ho visto milioni di persone terrorizzate dall’idea di essere osservate dal Big Brother; le ho viste alzare lo sguardo al cielo con angoscia, e non trovarci nessun occhio; le ho viste abbassare la testa, alquanto rincuorate, e mettersi in coda per comprare l’ultimo smartphone con videocamera a 16 megapixel e grandangolo a 135°.

(Se ci trovassimo in un romanzo paranoide di Philip K. Dick, si potrebbe iniziare il discorso in questi termini. E forse anche finirlo, senza aggiungere altro. Invece siamo nella cosiddetta “realtà”: dobbiamo parlare di “fatti”, dobbiamo partire dalla cronaca, dobbiamo iniziare così:)

Da quando Donald Trump ha iniziato il suo mandato presidenziale, il libro 1984 di George Orwell ha avuto un boom di vendite, fino addirittura a tornare in classifica. Comprensibile. Una realtà in cui il passato è modificabile a seconda delle convenienze politiche, e in cui una persona può credere vera un’affermazione e la sua smentita, in barba al principio elementare di non contraddizione, ricorda da vicino la distopia orwelliana. Alternative facts, il bipensiero. Eppure. Una società del controllo, oppressiva, violenta, totalitaria: siamo proprio sicuri di stare preoccupati per la distopia giusta?

(continua su Prismo)

tramp

Torino, Rondò della forca

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