La settimana di Esquire: 9 febbraio 2018

(Questo è il mio contributo al pezzo settimanale collettivo)

I racconti online

Io sono un grande fan dei racconti brevi. Una forma trascurata, di nicchia, considerata di serie B: ma per me è la Champions. Li cerco e ne leggo in continuazione. Quando ne trovo qualcuno online che mi convince, che non voglio perdere, lo metto sul mio profilo twitter, che uso più che altro come un block notes, appunto.

Per forza di cose, caso o circostanze, dalla lista di fine anno qualcosa è rimasto fuori. Per esempio Curzio, la rivista-newsletter di mini racconti di fantascienza, scritta e mandata da Pietro Minto: fantascienza ironica, meta- e post-, ovvio, ma non meno interessante.

Oppure la rivista online Carie, nata per gioco in uno studio dentistico (!) e arrivata al sesto numero in due anni. Ogni racconto è illustrato, ogni numero è leggibile su browser o scaricabile in pdf. Aperta a tutti: ci scrivono giovani esordienti e scrittori già pubblicati da major (nell’ultimo numero Piergiorgio Pulixi e Valentina Stella). In redazione sono in nove, e per scegliere i pezzi migliori se le danno di santa ragione. D’altra parte, solo nel 2017 sono arrivate più di 600 proposte: decisamente, la nicchia si allarga.

(Leggi il pezzo completo su Esquire)

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Alieni a Sanremo: i cantanti che non c’entravano niente con il Festival

Il Festival di Sanremo ha fatto la storia della musica italiana: salire sul palco del teatro Ariston è il sogno di qualsiasi artista di qualità.

No un attimo, cosa sto dicendo, mi è uscita male, rifacciamola.

Il Festival di Sanremo è la vergogna della musica italiana: sul palco dell’Ariston vengono cantate macchiette nazional-popolari, quando va bene, e schifezze assolute negli altri casi.

Aspettate, forse sto esagerando nel senso opposto.

Tra questi due estremi, mainstream e radical chic, pop e snob, dove sta la verità? Da qualche parte nel mezzo, ovvio (un po’ più spostata verso il secondo termine, per chi scrive). Stanno a dimostrarlo i tanti artisti di nicchia, di qualità, alternativi o chiamateli come volete, che hanno calcato il palco del festival. Per motivi diversi: chi a inizio carriera, chi alla fine quando non aveva più niente da perdere o dimostrare, chi con il chiaro intento di stupire. Ecco una selezione dei più assurdi e insoliti.

(Continua su Esquire)


La fiction su De André è un vangelo apocrifo

Io non volevo vederlo, questo film su Fabrizio De André, non volevo neanche sentirne parlare: non volevo proprio che esistesse. Il primo istinto, quando qualche tempo fa ho saputo che lo stavano facendo, è stato quello di comprare un biglietto per Marte, di fuggire il più lontano possibile da questa cosa. Perché lo so, lo sappiamo tutti, come sono i biopic: come riescano a banalizzare, ad appiattire, anche quelli fatti meglio; come riescano a fare di un personaggio pubblico – ovvero un personaggio di cui ognuno ha la propria versione, la propria interpretazione privata – un eroe nazionale, un santino uguale per tutti. Per fortuna finora la cosa mi aveva toccato solo di striscio: Padre Pio, Oriana Fallaci, Pietro Mennea… non è che siano proprio i miei miti, ecco. Ma De André, è diverso. Se per te che leggi è la stessa cosa, puoi capire; se no, pensa al tuo equivalente.

Poi è successo che ho letto una cosa scritta dagli sceneggiatori (Giordano Meacci e Francesca Serafini), i quali parlano di “tradimento voluto”, “memoria distorta”, “inventato dal vero”, e insomma la curiosità mi è venuta. Ed è vero: è tutto vero, quello che scrivono loro sull’interpretazione, quindi è falso, è tutto falso quello che si vede nel film. Cioè, si fa per dire: i tratti essenziali della biografia ci sono – quelli noti perché pubblici, quelli meno noti sono stati ricostruiti insieme a Dori Ghezzi, che ha appoggiato l’operazione. Ma se le biopic normalmente si risolvono in agiografie, questo è un vangelo apocrifo (d’altra parte, non era stato lo stesso De André a utilizzarli come fonte della Buona novella?).

(Continua su Esquire)


Il gioco dell’universo

(Questo racconto è stato pubblicato il 19 gennaio 2018 dalla rivista online CrapulaClub)

ISTRUZIONI PER L’USO
Questo racconto si può leggere in due modi, come il romanzo Il gioco del mondo. Si può cominciare dall’inizio, e proseguire fino a che la parola FINE non indica chiaramente la conclusione della vicenda. Oppure si possono seguire le indicazioni tra parentesi: ogni volta che si trova una lettera maiuscola tra parentesi, si scende a leggere il paragrafo contrassegnato da quella lettera nella sezione “Da altre parti”; alla fine di quel paragrafo poi si trova un numero, che riconduce su, a un paragrafo delle sezioni precedenti. Spero che sia chiaro, e che Palmer Eldritch mi perdoni.

A B., C., D. e…

(Z)

Dall’altra parte

1
Avrei trovato la? È a quest’ora, è quando arriva quest’ora, soprattutto, che devo resistere alla tentazione di abbandonarmi, di parlare, di raccontarle tutto. Il bevatrone è a riposo, o meglio va avanti da solo, per un po’. Lei è là, dietro al bancone, che mi prepara l’aperithe senza guardarmi. Io sono qua, come tutte le sere, che mi trattengo.
(F)

2
Lei è solo una ragazza, la ragazza del bar, una brava ragazza a quanto sembra, anche se tra noi non c’è quasi dialogo. Eppure per me è importante: certo non è la persona con cui ho più confidenza nell’universo (ma poco ci manca, e questo la dice lunga su come sono messo), però è sicuramente quella che vedo di più. Io non sono la stessa cosa per lei, lo so, di clienti il locale dell’aperithe obbligatorio ne ha tanti, ognuno coi suoi gusti, il matcha latte, il caffè turco, il litchi scremato. Ma non è questo il motivo per cui, alla fine, riesco a tacere, a non seccarla con me e il lavoro e la mia questione privata, anche se mi becca nel momento più deprimente della giornata: è che sarebbe inutile.
Raccontare, ogni tanto penso, significa far ricordare: riportare alla memoria di chi ascolta, rimembrare una cosa che già sa. Rifletteteci un attimo: tutte le volte che qualcuno vi ha spiegato o narrato qualcosa, e questo qualcosa lo avete davvero afferrato, vi ha davvero fatto risuonare una corda dentro, ebbene non avete avuto l’impressione che quella cosa la sapevate già, l’avevate sempre saputa? Non si può dire niente di nuovo: non si può realmente comunicare, se non qualcosa che la persona davanti a voi, in qualche modo inconsapevole o oscuro, non abbia già dentro di sé. E la ragazza davanti a me non capirebbe. Altra è la donna che io cerco.
(H)

3
Le stelle non sono mai state la mia passione, gli alieni non sono la mia fissazione. Eppure mi trovo qui, in questa città del deserto settentrionale – cieli tersi, pochissime luci – ideale per l’osservazione e la ricerca. Un lavoro vale l’altro, pensai anni fa, subito dopo il college, e accettai. Niente di più falso, niente di più vero.
(L)

(Continua su Crapula)


Reincarnation blues: l’aldilà torna di moda, almeno nei libri

La morte si appresta a vivere una nuova vita? L’aldilà sta tornando di moda? Se la letteratura fosse ancora in grado di indicare dei trend, diremmo di sì. E sarebbe un bene: perché la morte è la grande rimozione della nostra vita. Le società tradizionali affrontano la paura della fine con la consolazione delle religioni; che sono (anche) delle variazioni sul tema del dopo: paradisi eterni, reincarnazioni, fasi di passaggio… La nostra società, laica e disincantata, affronta la morte in altro modo: facendone un tabù. Ma il rimosso torna a galla quando meno ce lo aspettiamo, e non smette di tormentarci e inquietarci per tutta la vita.

Negli ultimi tempi si sono moltiplicati i romanzi ambientati nell’aldilà, in qualche aldilà. Solo per dirne un paio: l’arcinoto Lincoln nel Bardo, che ha portato George Saunders a vincere il Booker Prize; un viaggio tra anime sospese in una condizione intermedia. Ma anche La scomparsa di me di Gianluigi Ricuperati, il cui protagonista appena trapassato si risveglia ogni giorno all’interno di una delle persone che ha conosciuto in vita. In libri come questi il tema è trattato sempre con il filtro dell’ironia, con il distacco del postmoderno (e menomale); ma l’impressione è che l’aldilà sia qualcosa in più di un mero espediente letterario.

Portabandiera di tale tendenza letteraria potrebbe allora diventare questo Reincarnation blues, appena uscito per e/o nella traduzione di Gianluca Fondriest; l’autore, Michael Poore, è un insegnante dell’Indiana al suo secondo romanzo.


Perché Facebook ti tratta come gli spacciatori fanno con i drogati

Ormai lo sanno anche i sassi: Facebook ha cambiato l’algoritmo. Mark Zuckerberg ha promesso (o minacciato) che d’ora in avanti saranno privilegiate le “interazioni social” a discapito dei “contenuti pubblici”. Quello che nessuno ancora sa è cosa significhi questo in pratica, cioè come si tradurrà nella nostra timeline quotidiana.

L’ipotesi al momento più accreditata è questa: sarà dato più spazio alle interazioni personali e meno alle notizie (soprattutto se rimandano a siti esterni, l’eterno spauracchio di fb). Vedrai più profili e meno pagine, più amici e meno brand, più gattini – o foto del tramonto sulla spiaggia postate da tuo cugino – e meno post come questo. E non solo perché in questo post c’è scritto che Facebook è come uno spacciatore che taglia le dosi per renderti ancora più dipendente.

Più che dal contenuto, le possibilità che tu legga questo articolo dipenderanno dal fatto che tuo cugino – sempre lui – lo abbia condiviso o meno.

(Continua su Esquire Italia)


I migliori racconti che ho letto online quest’anno

Facile fare le liste dei migliori libri dell’anno. Lo fanno tutti; lo abbiamo fatto anche noi.

Ma qui, a titolo personale, voglio dire altro. Innanzitutto, quando si dice libri, si sottintende romanzi. Io invece sono un po’ fissato con i racconti. Racconti brevi, meglio ancora se fantastici. Quindi la lista è di racconti.

Poi: non usciti quest’anno, ma che io personalmente ho letto quest’anno. Mica si può stare dietro a tutte le novità, no? E soprattutto: mica si può stare dietro SOLO alle novità?

Infine, racconti che si trovano online, con tanto di link. Sia perché è lì che li ho letti; sia perché così se li può leggere pure chi si trova a passare di qua.

E allora, in rigoroso ordine cronologico (di come li ho letti, ovvio, sto twitter mi servirà ancora a qualcosa), eccoci:

Referential, by Lorrie Moore (New Yorker)
Lorrie Moore: se questo nome non ci dice molto, è perché ha scritto quasi solo racconti. Ma micidiali. Questo inizia così: “Per la terza volta in tre anni, si trovarono a discutere di quale regalo sarebbe stato opportuno per il loro figlio squilibrato: erano veramente poche le cose consentite, quasi tutto poteva essere trasformato in un’arma”. Può bastare?

Animali dell’impero, di Tomás Sánchez Bellocchio (Inutile)
Una vera chicca. Questo autore argentino non è (ancora?) tradotto in Italia, tranne che per questo stupendo pezzo su Inutile. Per fortuna sul suo sito ci sono altri racconti brevi, in uno spagnolo comprensibile persino per me. Il fantastico contamina il reale in modo subdolo, perturbante – o viceversa. Abbiamo il nuovo Borges? Non esageriamo, però…

Is God a Taoist?, by Raymond M. Smullyan (The mind’s I)
Quello del libero arbitrio è un falso problema. Un dialogo filosofico serratissimo tra Dio e un mortale. Indovinate chi vince?

Salome Was a Dancer, by Margaret Atwood (SoMA)
Se proprio non avete voglia di leggere un romanzo di Atwood (ne ha scritti tanti), se Il racconto dell’ancella “no dài, tanto ho già visto la serie tv”, sappiate che la scrittrice non è specializzata solo in fantascienza distopica femminista, ma anche in racconti brevi e brevissimi. Due pagine, una pagina, poche righe. Microfiction, come appunto si chiama la raccolta in cui è pubblicato questo racconto in Italia. (Che invece online ho trovato solo in inglese). Una perfetta condensazione dei temi cari alla Atwood, e del suo modo di affrontarli.

INTERRUPCIÓN DEL SERVICIO, by TOMÁS SÁNCHEZ BELLOCCHIO (The short story project)
Ancora Bellocchio, stavolta in spagnolo. Una storia misteriosa fino alla fine, e oltre. Da notare anche il sito: un progetto speciale di narrativa breve, internazionale e multilingue. Da tenere d’occhio.

Una donna, di Ileana Moriconi (Spazinclusi)
Sempre interessante guardare le cose da un altro punto di vista. Quello femminile, in questo caso. Ma non solo quello. Bel pezzo in sé, profondo senza retorica: la chicca finale lo rende super.

Cucciola di foca e squalo della Groenlandia, di Matthew Licht (Stanza251)
Gli animali sono sempre dei gran personaggi (pure se io preferisco ancor di più i batteri). Quelli marini, poi.

Venti fantasmi. Esemplari unici di un’infanzia e di un’adolescenza, di Luciano Funetta (Nuovi argomenti – Le parole e le cose)
Funetta è un giovane maestro del racconto fantastico. Qui riesce a ibridarlo benissimo con una storia di formazione. Cosa significa avere vent’anni? Cosa significa aver vissuto vent’anni? Cosa significa aver vissuto?

Ik-men-ha-kaf, di Rodolfo Wilcock (wilcock.it)
Questa eccentrica figura di argentino dal nome nordico e naturalizzato italiano è in un periodo di riscoperta e sta diventando un piccolo cult. A me, confesso, non mi fa impazzire sempre e comunque. Ma quando la imbrocca, come in questo caso, è insuperabile.

TEMPESTA SOLARE SUL POSTO DI LAVORO, di Gregorio Magini (Minima&moralia)
La fantascienza masticata, e risputata in forma di postmoderno. Riderci su finché riusciamo a sospendere la suspension of disbelief, ma poi alla fine lasciarsi andare ha il suo perché.

Microeconomia, di Andrea Verde (Inutile)
Una storia di paese, una come tante, di quelle che ci sembra di conoscere benissimo. Finché non arriviamo all’ultima riga.

Tutto il tempo del mondo, di Miguel Ángel Torres Vitolas (Inutile)
Di nuovo la rivista Inutile, di nuovo un sudamericano, di nuovo inedito in Italia.

Il Museo dell’Umanità, di Marco Lupo (TerraNullius)
I racconti più belli – come i romanzi, in questo caso non fa tanta differenza, anzi – sono per me quelli che non stanno a spiegare la rava e la fava, il contesto e l’apocalisse avvenuta e tutte le leggi fisiche che regolano quella parte di universo. Ma quelli che bam!, ti fanno piombare in mezzo a una situazione e poi te la devi sbrigare da solo.

Bullet in the Brain, Tobias Wolff (New Yorker)
Lo sappiamo benissimo quello che succede quando ci passa un proiettile attraverso il cervello, no?

I PAZIENTI DEL DOTTOR T., di Francesca Fiorletta (Verde Rivista)
Un racconto bizzarro, su una rivista altrettanto, da un’autrice che uh.

Car-Crash While Hitchhiking, by Denis Johnson (Paris review)
Io sono fissato con gli incipit, ma questo racconto di Denis Johnson ha uno degli explicit più belli della storia (e no, non è un plot twist).

La moglie, di Azzurra De Paola (AltriAnimali)
Un racconto fantastico. O meglio, new-weird. O forse creepy. Cioè, volevo dire, realistico.

Gradinata di gioielli, di Alberto Laiseca (CrapulaClub)
Un altro grande misconosciuto della letteratura sudamericana: forse perché scriveva racconti, forse perché è imprendibile.

La porta nel muro di H.G.Wells (AltriAnimali)
L’inventore del genere (ma quale?). Comunque, a differenza di molti colleghi, Wells invecchia benissimo.

La città dei bambini fantasma, di Ade Zeno (Retabloid – Via dei serpenti)
Thriller metafisico? Servito.

L’inquisitore, di Thomas Ligotti (Il Tascabile)
E sto Ligotti, invece? Un Poe sotto acido.

Blueprints for St. Louis, by Ben Marcus (New Yorker)
“Se sei un architetto, quello che progetti sono tombe, prima o poi”. Una distopia d’amore e guerra, di uno scrittore americano che per il momento qui non si fila nessuno.

Il ferro è una cosa viva, di Matteo Galiazzo, (Cadillac)
Strepitoso. A me se non s’era capito piace molto la fantascienza, quello che non mi piace tanto è il termine fantascienza. Science fiction è più ampio, più ecumenico: fiction, narrativa, con basi scientifiche. La chimica, la fisica, ma anche la linguistica e l’antropologia. C’è tutto, come sempre. Galiazzo è un genio.

IL TENENTE DI VASCELLO, di Alessandro Leogrande (The FLR – Minima&moralia)
Leogrande è morto quest’anno, aveva solo 40 anni. Era un ottimo scrittore d’inchiesta, ma anche con la fiction non se la cavava niente male, mannaggia.

PS: un ringraziamento generale va a tutte le riviste, soprattutto online, soprattutto piccole, che provano a mantenere in vita e diffondere le forme brevi.