Nuova era chiara

Nel novembre del 2017, mentre era appena scoppiato il caso Weinstein e i movimenti #quellavoltache e #metoo scoperchiavano un calderone di sopraffazioni e orrori, un lungo post su Medium ci faceva fare un giro in una galleria di orrori virtuale ma non per questo meno sconvolgente: YouTube. Il suo autore, l’artista e scrittore James Bridle, si sentiva addirittura in obbligo di anteporre il disclaimer sui contenuti sensibili, e specificava di non aver postato il pezzo sul suo blog per tenere in qualche modo la materia lontana da sé. La materia in questione erano i video più inquietanti di sempre diretti a un target di bambini piccoli: video montati e indicizzati da macchine (o peggio, da persone che pensano come macchine) in cui venivano mostrati pupazzi e personaggi dei cartoni animati compiere azioni che andavano dal demente al terrificante. Da Hulk che apre delle porte dietro le quali ci sono vari colori e urla disperato finché non trova il verde, all’Uomo Ragno che viene sepolto vivo insieme a Elsa di Frozen e Peppa Pig. A rendere ancora più weird il tutto, il contrasto tra la natura giocosa dei personaggi, la musica allegra e la ritmica in loop, alcuni effetti sonori come applausi e risate finti ripetuti ossessivamente, l’estetica ipersemplificata e rozza del montaggio, la crudeltà o l’insensatezza di certe scene. Per carità, nulla che un genitore di un bambino tra gli 1 e i 3 anni, quorum ego, non avesse notato con apprensione, provando a strappare di mano il cellulare ai figli riluttanti, o almeno a cambiare video: ma detto bene e sistematizzato. Soprattutto incrociato con la considerazione che da un lato i piccoli dagli anni ’10 vengono lasciati soli con il babysitter YouTube – e sono in grado di usarlo, grazie al touchscreen e all’abilità di navigare nelle preview – dall’altro questi video, prodotti massivamente, erano in grado di scalare le posizioni grazie appunto a quantità e indicizzazione: anche partendo dal cartone più innocente sul canale più ufficiale, nel giro di uno, massimo due correlati si finiva nella fogna. La cosa più inquietante di tutte era che non si capiva quale fosse lo scopo di questi contenuti-mostro: semplicemente provare a scalare i meccanismi algoritmici di una piattaforma globale, o allevare una generazione assuefatta alla violenza? Il bubbone esplose, di Peppa Pig killer ne parlarono ovunque, noi genitori tech ci sentimmo a un tempo additati come irresponsabili e capiti nelle nostre paranoie.

Da allora le cose sono andate molto meglio per tutti. Per i bambini, dato che YouTube introdusse controlli più severi e filtri che, detta due anni dopo, sembrano reggere. E per James Bridle, che da artista che si occupa e preoccupa di tecnologia, è diventato autore di un piccolo caso editoriale, nel quale quel post è confluito diventando il capitolo di una trattazione più ampia: Nuova Era Oscura (Not – Nero Editions). L’idea è affascinante: internet e la tecnologia più avanzata come scale che invece di ascendere al cielo precipitano all’inferno. Il libro è bello e documentato, anche se forse a volte per voler strafare gli scappa qualche errore: per esempio nel citatissimo passaggio che spiega come tra i vari disastri collegati al riscaldamento globale ci sia l’aumento della CO2 nell’atmosfera e quindi la diminuzione dell’ossigeno, il che ci porta ad avere meno carburante per il cervello e quindi a essere più stupidi (non è vera né l’una cosa – aumenta l’anidride carbonica ma non diminuisce l’ossigeno – né l’altra: sennò dal Tibet alle Ande sarebbero tutti scemi). Ma qui non ci interessa il dettaglio, bensì il paradigma. E quello del “nuovo medioevo” sta diventando centrale, ben più che una buzz word di successo. Negli ultimi tempi infatti si moltiplicano gli articoli e le analisi che individuano dei parallelismi, in modo banale o arguto, tra questi tempi e l’età di mezzo. E non parlo delle lamentazioni che scattano implacabili quando vengono a galla pratiche o leggi ferocemente regressive (contro l’aborto, ad esempio): Aiuto, questi vogliono riportarci al medioevo! Ma di qualcosa di più profondo.

(continua su L’Indiscreto)


Il nome segreto di Arendelle

Ci sono cose che si sanno anche se non si conoscono. Soprattutto se non si conoscono. Le tradizioni e i miti appartengono alla cultura, cioè alla memoria collettiva di un popolo, e sono saperi che non si apprendono, ma si assorbono, si respirano. Un italiano del XXI sec. non ha bisogno di imparare che la pasta si getta in una pentola d’acqua bollente, e non fredda: lo ha visto fare talmente tante volte che lo sae basta. Così gli antichi greci non si mettevano a studiare l’Odissea, ma erano semplicemente circondati dalle storie di eroi e divinità. Proprio come noi siamo immersi nel nostro brodo di cultura e non dobbiamo fare sforzi per conoscere biografie o aneddoti delle celebrity e delle star (l’accostamento non scandalizzi: si potrebbe dire che ognuno ha i miti che si merita, ma sarebbe malcelato snobismo anch’esso; piuttosto non si trascuri la parola “star” perché è un concetto chiave, su cui torneremo). Tutto questo per dire che non è necessario amare la saga di Frozen, e neanche aver visto i due film usciti finora, per sapere di cosa stiamo parlando.

Sappiamo che Frozen – Il regno di ghiaccio (2013) dichiara esplicitamente un’ascendenza nobile: la fiaba di Andersen intitolata La regina delle nevi. (In realtà il collegamento è talmente tenue, come si può vedere leggendo la lunga e cupa narrazione, che se non fosse stato appunto sbandierato, non se ne sarebbe accorto nessuno). Sappiamo che i film d’animazione Disney attingono a piene mani dai repertori mitologici, semplificando e stravolgendo, e questo ci può piacere o meno, ma è un fatto. Frozen più di altri è immerso in una foresta di simboli e richiami, in particolare dalla mitologia norrena. I quattro elementi – acqua aria fuoco terra – per esempio, sono ubiqui; non altrettanto le loro personificazioni. Nei miti dell’estremo nord ricorre la raffigurazione del mare come un cavallo, una bestia impetuosa e indomita, di colore grigio scuro, che travolge e annega, spingendo giù con le zampe. (Qualche residuo arriva fino all’italiano: l’onda si cavalca, e il bimbo ha paura dei cavalloni.) Chi ha visto Frozen II ricorderà come una delle scene più oniriche – sono le migliori, arrivando in certi casi al confine con lo psichedelico – lo scontro subacqueo tra Elsa e lo spirito dell’acqua: un cavallo. Ma di esempi se ne potrebbero fare tanti; qui ne vedremo uno: è il filo più sottile, più occulto, ma più gratificante se lo si riavvolge tutto.

Mito, leggenda, fiaba e fantasy sono, com’è noto, cose diverse, ma contigue: gli spiriti trapassano dall’una all’altra senza darsi pensiero, e così faremo noi, seguendoli.

(Continua su L’Indiscreto)


Classifica di qualità dei libri usciti tra il primo ottobre 2018 e il 31 gennaio 2019

(Da L’Indiscreto)

Le classifiche di vendita dei libri parlano sempre meno di letteratura, perché sono condizionate dalla massiccia presenza di prodotti editoriali costruiti per cavalcare l’interesse del momento. Per questo motivo, dal 2009 al 2013 il festival Pordenonelegge e il premio Dedalus avevano istituito le “Classifiche di qualità”, dove un nutrito gruppo di “grandi lettori” votava periodicamente quelli che a suo avviso erano i migliori libri usciti in quel lasso di tempo.
Abbiamo così deciso (col placet dei fondatori della prima versione) di rilanciare sotto il nostro patrocinio una nuova edizione delle “Classifiche di qualità”. A partire dai critici interpellati in una grande inchiesta sullo stato della critica letteraria ad opera dello scrittore Vanni Santoni, l’autore e la redazione si sono operati per ricreare un gruppo di “grandi lettori”, che, oltre ai succitati critici e alle scrittrici e agli scrittori italiani che si sono offerti di partecipare, si estende anche a riviste letterarie, librerie indipendenti, giornalisti culturali, editor e altri operatori del settore, per un totale di 280 giurati. Un numero destinato ad ampliarsi con le nuove edizioni, in modo da garantire una classifica sempre più affidabile.
La nuova Classifica di qualità dell’Indiscreto sarà stilata tre volte l’anno, a metà dei mesi di febbraio, giugno e ottobre, secondo intervalli proporzionati agli archi della produzione editoriale, e interpellerà i votanti in merito ai migliori libri italiani di prosa, poesia e saggistica del periodo immediatamente precedente.  I giurati si esprimeranno con tre voti per ogni categoria; a ogni primo posto saranno assegnati nove punti, cinque al secondo e tre al terzo. Conclusa la votazione, la redazione calcolerà i risultati per poi pubblicare i risultati su L’Indiscreto. A fine anno si aggiungerà un voto extra sui migliori libri in traduzione.
Scopo di queste classifiche è fornire ai lettori un utile indicatore sui titoli più meritevoli secondo gli addetti ai lavori, di cui è stato scelto un campione capace coprire una grande varietà di interessi e competenze, in numero sufficiente da diluire nella statistica i danni di eventuali partigianerie. L’industria editoriale ha risposto alla crisi continuando nell’errore di una produzione eccessiva e accelerata, che rischia di far scomparire in breve tempo titoli più che degni di rimanere negli scaffali. Quel che ci proponiamo con queste classifiche, è di ostacolare questa tendenza e riportare l’attenzione sui libri di qualità, che non di rado rischiano di essere travolti in questa escalation.

Regolamento e lista dei grandi lettori


Classifica di febbraio 2019

(libri usciti tra il primo ottobre 2018 e il 31 gennaio 2019)


Narrativa

 

1) Emanuele Trevi, Sogni e favole, Ponte alle Grazie

2) Tommaso Pincio, Il dono di saper vivere, Einaudi Stile libero

3) Ezio Sinigaglia, Il pantarèi, TerraRossa

4) Sergio Nelli, Ricrescite, Tunué

5) Walter Siti, Bontà, Einaudi Stile libero  

6) Teresa Ciabatti, Matrigna, Solferino  

7) Wu Ming, Proletkult, Einaudi Stile libero  

8) Alberto Schiavone, Dolcissima abitudine, Guanda  

9) Marco Marrucci, Ovunque sulla terra gli uomini, Racconti edizioni

10) Cristiano Cavina, Ottanta rose mezz’ora, Marcos y Marcos

(continua su L’Indiscreto)


La rivista culturale L’Indiscreto rilancia le “classifiche di qualità” con duecento giurati dal mondo letterario e editoriale

(tra i duecento ci sarò anche io, ma non è solo per questo che pubblico il seguente comunicato:)

Le classifiche di vendita dei libri parlano sempre meno di letteratura, perché sono condizionate dalla massiccia presenza di prodotti editoriali costruiti per cavalcare l’interesse del momento.

Per questo motivo, dal 2009 al 2013 il festival Pordenonelegge e il premio Dedalus avevano istituito le “Classifiche di qualità”, dove un nutrito gruppo di “grandi lettori” votava periodicamente quelli che a suo avviso erano i migliori libri usciti in quel lasso di tempo.

La rivista culturale L’Indiscreto, edita dalla Casa d’Aste Pananti, ha oggi deciso (col placet dei fondatori della prima versione) di rilanciare sotto il proprio patrocinio una nuova edizione delle “Classifiche di qualità”.

A partire dai critici interpellati in una grande inchiesta sullo stato della critica letteraria ad opera dello scrittore Vanni Santoni, l’autore e la redazione si sono operati per ricreare un gruppo di “grandi lettori”, che, oltre ai succitati critici e alle scrittrici e agli scrittori italiani che si sono offerti di partecipare, si estende anche a riviste letterarie, librerie indipendenti, giornalisti culturali, editor e altri operatori del settore, per un totale di 200 giurati. Un numero destinato ad ampliarsi con le nuove edizioni, in modo da garantire una classifica sempre più affidabile.

La nuova Classifica di qualità dell’Indiscreto sarà stilata tre volte l’anno, a metà dei mesi di febbraio, maggio e ottobre, secondo intervalli proporzionati agli archi della produzione editoriale, e interpellerà i votanti in merito ai migliori libri italiani di prosa, poesia e saggistica del periodo immediatamente precedente.
I giurati si esprimeranno con tre voti per ogni categoria; a ogni primo posto saranno assegnati nove punti, cinque al secondo e tre al terzo. Conclusa la votazione, la redazione calcolerà i risultati per poi pubblicare i risultati su L’Indiscreto.

A fine anno si aggiungerà un voto extra sui migliori libri in traduzione.

Scopo di queste classifiche è fornire ai lettori un utile indicatore sui titoli più meritevoli secondo gli addetti ai lavori, di cui è stato scelto un campione capace coprire una grande varietà di interessi e competenze, in numero sufficiente da diluire nella statistica i danni di eventuali partigianerie.

L’industria editoriale ha risposto alla crisi continuando nell’errore di una produzione eccessiva e accelerata, che rischia di far scomparire in breve tempo titoli più che degni di rimanere negli scaffali. Quel che ci proponiamo con queste classifiche, è di ostacolare questa tendenza e riportare l’attenzione sui libri di qualità, che non di rado rischiano di essere travolti in questa escalation.