Perché d’estate leggo solo libri di racconti

L’estate è la stagione giusta per le grandi letture? Ma non diciamo fesserie. L’estate è l’orizzonte mitico dove si proiettano le nostre buone intenzioni di aspiranti lettori forti – e dove poi si seppelliscono. È un grande weekend, un’enorme serata: come durante la giornata ci mettiamo da parte le letture più curiose, che poi la sera nonguarderemo; come durante la settimana ci conserviamo i longform e gli approfondimenti e le inchieste, che nel weekend non mancheremo di trascurare; così durante l’anno aspettiamo l’estate per attaccare finalmente Proust, o quella saga fantasy di dodicimila pagine.

Io per esempio quest’anno avrei da finire il capolavoro classico di Giorgio de Santillana e Hertha von Dechend, Il mulino di Amleto, un incredibile trip nei miti, anzi nel mito (uno) degli antichi; e La mente del corvo, dalla collana Adelphi sulle intelligenze animali, dopo mammiferi e polpi, un’altra meraviglia; e Abbacinante, la trilogia indescrivibile di Mircea Cărtărescu. Poi potrei iniziare il fresco uscito Come cambiare la tua mente, il genio di Pollan alle prese stavolta con LSD & co., e uno che viceversa mi guarda dallo scaffale da tempo, L’Opera galleggiante di John Barth, succo del postmoderno.

Ma per una volta ho deciso di guardarmi in faccia prima, e ammettere: non li leggerò, almeno non questa estate. E non è questione di pesante o leggero, è proprio un fatto di tempo ristretto, e soprattutto frammentato. Perciò io quest’estate leggerò – sto leggendo – solo racconti. Che hanno il vantaggio di poter riempire pause anche brevi con storie autoconclusive, e anche quello che ti permettono di saltare da un libro all’altro, a seconda dell’esigenza, dell’umore, di quello che ti trovi ficcato in borsa tra un asciugamano e una crema solare.

(Continua su Esquire)


I racconti più belli che ho letto quest’anno online

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Quest’anno forse ho letto meno, o almeno in modo più disordinato. Ma siccome questa lista che avevo fatto l’anno scorso aveva riscosso un suo piccolo successo, perché evidentemente aveva avuto una sua minima utilità, ho pensato di rifarla per il 2018 (sempre grazie a Twitter che uso come un bloc notes: quando leggo un pezzo che mi piace o mi serve, lo posto; e questo spiega anche l’ordine, assolutamente casuale). L’unica cosa, non riesco a metterci due righe per ogni pezzo ma fidatevi, so’ belli belli.

Una parola per delimitare l’ambito però ci vuole. E quindi:

I racconti (leggo fiction e non, cronaca e longform, ma la mia forma preferita resta la narrativa breve. Qui si parla di racconti, stop)

più belli (secondo me: secondo me, ovvio. Ma converrete con me che gli unici racconti degni di questo nome sono quelli fantastici, no?)

che ho letto quest’anno (e non che sono usciti quest’anno. Perché, insisto, non si può stare dietro a tutte le novità, e soprattutto non si può stare dietro unicamente alle novità)

online (perché in rete li ho scoperti, o ritrovati, e lì potete trovarli anche voi):

Sergio Pitol, La pantera (Zest)

Michele Orti Manara, Una vita in venti minuti (Crapula)

Virginia Woolf, Morte di una falena (Biancamano2)

Stanislaw Lem, La profezia del Golem (Not)

Cesar Aira, Cecil Taylor (el castillo)

Cristiano de Majo, Fanfani nel cosmo (Nazione Indiana)

Sarah Rose Etter, Una giornata in ufficio (Pidgin)

Cao Xuequin, Sogno infinito di Bao Ru

Alfredo Palomba, Orsetti lavatori (Verde rivista)

Antonio Russo De Vivo, La natura cangiante della bellezza umana (Crapula)

Davide Morganti, Atto di abbandono alla meccanica di Newton (L’Inquieto)

Stefano Felici, Santuario (Crapula)

Grace Paley, Desideri (Poetarum silva)

Matteo B. Bianchi, Fragile (Granta)

Igoni Barrett, The Phoenix

Kurt Vonnegut, The drone king (The Atlantic)

Ben Lerner, The polish rider (The New Yorker)

Marco Ciriello, Napoli decadence

Don DeLillo, The itch (The New Yorker)

 

 


10 libri di racconti da portare in vacanza

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È un buon momento per il racconto? Può essere. Ogni tanto ce lo ripetiamo, noi appassionati del genere: per confortarci, consapevoli di essere nicchia dentro una nicchia (i lettori). Ce lo diciamo quando nasce una casa editrice specificamente dedicata alla forma breve, quando vince il Nobel una scrittrice di racconti (Alice Munro, che però fa quasi dei romanzi brevi), quando sembrano proliferare le riviste di narrativa online, e persino quando a prendere un premio è un romanzo che però è firmato da uno che prima scriveva sempre racconti (George SaundersLincoln nel Bardo). Perché, ammettiamolo: non è mai un buon momento per il racconto. Soprattutto in Italia, estranea alla tradizione della short story americana, e ferma alle novelle verghiane o poco più: se è vero che nel 1958 Buzzati vinceva addirittura lo Strega con Sessanta racconti, è vero pure che sono passati sessanta anni, e oggi quasi tutti gli editori si farebbero esplodere piuttosto che usare la parola-con-la-R: non solo nel titolo, non solo sulla copertina, ma anche nelle schede e nei comunicati stampa – per la maggior confusione di operatori del settore e lettori.

E però. L’estate è tempo di lettura e di relax. E di letture rilassate. Magari brevi, sufficienti a coprire il tempo tra un tuffo e l’altro. Perciò ecco qui consigliati 10 libri di racconti: i primi 5 di quest’anno, gli altri 5 di qualche anno fa. Lista per forza di cose parziale, e soggettiva: vi troverete infatti una spiccata predilezione – che è la mia – verso il racconto fantastico, e verso la forma brevissima. Che secondo me sono, dovrebbero essere, le caratteristiche obbligate del racconto tout court. Ma di questo magari si dirà un’altra volta. Intanto buona lettura, e buona estate.

(continua su Esquire)


La fantascienza è femmina. Anzi, è femminista

Dopo il primo racconto, bellissimo, ho lasciato un segno, pensando: in un’oceano di 500 e più pagine, poi non li ritrovo più. Letto il secondo, ho fatto lo stesso. Con il terzo, pure. E così via. Sicché a un certo punto ho smesso: la mia mappa dei racconti più belli de Le visionarie rischiava di diventare la fotocopia del sommario de Le visionarie. Perciò ho deciso che non ne avrei nominato nessuno, per rendere giustizia a tutti. Ma poi, quando ho iniziato a scrivere, mi è venuto un dubbio.

E il dubbio è questo: sono abilitato a parlare? Io in quanto maschio, bianco, occidentale e borghese: soprattutto in quanto maschio (ma anche le altre caratteristiche non sono da meno, come vedremo). Già, perché la questione è delicata e di questi tempi ancora di più. Allora: posto che non esistono libri PER maschietti e libri PER femminucce, ovvio, e chi ci prova viene giustamente sbertucciato.

(Continua su Esquire)


L’uomo del tempo

(Questo racconto è stato pubblicato il 9 marzo 2018 dalla rivista online CrapulaClub)

Fu allora che vide i due C-landestini. Ciondolavano spavaldi in mezzo alla strada, incuranti delle vetture che sfrecciavano pochi centimetri sopra le loro teste, e parlavano ad alta voce. Che fossero C-landestini lo si capiva facilmente dal design somatico, dagli abiti dozzinali tipici della loro zona d’origine, ma soprattutto dal fatto che non stavano lavorando. Vedendoli avvicinarsi, Burk provò una leggera inquietudine, subito scavalcata dall’indignazione. Che sfacciati, girare così in pieno giorno-opera all’interno della zona B, senza neanche far finta di essere occupati. Il solo fatto di non stare all’opera in attività demolitive o ristrutturative bastava a qualificare i nativi della zona C come C-landestini.

Purtroppo la frontiera esterna doveva essere quotidianamente aperta per consentire l’ingresso di manodopera: la tecnontemporaneità aveva risolto tanti problemi, ma non quello della sicurezza edilizia. Per costruire quartieri abitativi resistenti alle intemperie, l’uso di braccia-uomo era ancora necessario. O meglio, era conveniente, perché le fattorie di ultima generazione erano riuscite a produrre tecno-muratori, ma a costi troppo elevati: le frequenti cadute dalle impalcature, provocate dalla raffica anomala, rendevano economicamente preferibile la perdita di un nativo C rispetto alla distruzione di una tecno-macchina. Tanto, nella zona C continuavano a riprodursi come scarafaggi, o almeno così recitava l’adagio, dato che da almeno un paio di generazioni, cioè dal periodo delle Scosse di assestamento, di scarafaggi nessuno ne aveva più visti.

(continua su Crapula.it)


La settimana di Esquire: 9 febbraio 2018

(Questo è il mio contributo al pezzo settimanale collettivo)

I racconti online

Io sono un grande fan dei racconti brevi. Una forma trascurata, di nicchia, considerata di serie B: ma per me è la Champions. Li cerco e ne leggo in continuazione. Quando ne trovo qualcuno online che mi convince, che non voglio perdere, lo metto sul mio profilo twitter, che uso più che altro come un block notes, appunto.

Per forza di cose, caso o circostanze, dalla lista di fine anno qualcosa è rimasto fuori. Per esempio Curzio, la rivista-newsletter di mini racconti di fantascienza, scritta e mandata da Pietro Minto: fantascienza ironica, meta- e post-, ovvio, ma non meno interessante.

Oppure la rivista online Carie, nata per gioco in uno studio dentistico (!) e arrivata al sesto numero in due anni. Ogni racconto è illustrato, ogni numero è leggibile su browser o scaricabile in pdf. Aperta a tutti: ci scrivono giovani esordienti e scrittori già pubblicati da major (nell’ultimo numero Piergiorgio Pulixi e Valentina Stella). In redazione sono in nove, e per scegliere i pezzi migliori se le danno di santa ragione. D’altra parte, solo nel 2017 sono arrivate più di 600 proposte: decisamente, la nicchia si allarga.

(Leggi il pezzo completo su Esquire)


I migliori racconti che ho letto online quest’anno

Facile fare le liste dei migliori libri dell’anno. Lo fanno tutti; lo abbiamo fatto anche noi.

Ma qui, a titolo personale, voglio dire altro. Innanzitutto, quando si dice libri, si sottintende romanzi. Io invece sono un po’ fissato con i racconti. Racconti brevi, meglio ancora se fantastici. Quindi la lista è di racconti.

Poi: non usciti quest’anno, ma che io personalmente ho letto quest’anno. Mica si può stare dietro a tutte le novità, no? E soprattutto: mica si può stare dietro SOLO alle novità?

Infine, racconti che si trovano online, con tanto di link. Sia perché è lì che li ho letti; sia perché così se li può leggere pure chi si trova a passare di qua.

E allora, in rigoroso ordine cronologico (di come li ho letti, ovvio, sto twitter mi servirà ancora a qualcosa), eccoci:

Referential, by Lorrie Moore (New Yorker)
Lorrie Moore: se questo nome non ci dice molto, è perché ha scritto quasi solo racconti. Ma micidiali. Questo inizia così: “Per la terza volta in tre anni, si trovarono a discutere di quale regalo sarebbe stato opportuno per il loro figlio squilibrato: erano veramente poche le cose consentite, quasi tutto poteva essere trasformato in un’arma”. Può bastare?

Animali dell’impero, di Tomás Sánchez Bellocchio (Inutile)
Una vera chicca. Questo autore argentino non è (ancora?) tradotto in Italia, tranne che per questo stupendo pezzo su Inutile. Per fortuna sul suo sito ci sono altri racconti brevi, in uno spagnolo comprensibile persino per me. Il fantastico contamina il reale in modo subdolo, perturbante – o viceversa. Abbiamo il nuovo Borges? Non esageriamo, però…

Is God a Taoist?, by Raymond M. Smullyan (The mind’s I)
Quello del libero arbitrio è un falso problema. Un dialogo filosofico serratissimo tra Dio e un mortale. Indovinate chi vince?

Salome Was a Dancer, by Margaret Atwood (SoMA)
Se proprio non avete voglia di leggere un romanzo di Atwood (ne ha scritti tanti), se Il racconto dell’ancella “no dài, tanto ho già visto la serie tv”, sappiate che la scrittrice non è specializzata solo in fantascienza distopica femminista, ma anche in racconti brevi e brevissimi. Due pagine, una pagina, poche righe. Microfiction, come appunto si chiama la raccolta in cui è pubblicato questo racconto in Italia. (Che invece online ho trovato solo in inglese). Una perfetta condensazione dei temi cari alla Atwood, e del suo modo di affrontarli.

INTERRUPCIÓN DEL SERVICIO, by TOMÁS SÁNCHEZ BELLOCCHIO (The short story project)
Ancora Bellocchio, stavolta in spagnolo. Una storia misteriosa fino alla fine, e oltre. Da notare anche il sito: un progetto speciale di narrativa breve, internazionale e multilingue. Da tenere d’occhio.

Una donna, di Ileana Moriconi (Spazinclusi)
Sempre interessante guardare le cose da un altro punto di vista. Quello femminile, in questo caso. Ma non solo quello. Bel pezzo in sé, profondo senza retorica: la chicca finale lo rende super.

Cucciola di foca e squalo della Groenlandia, di Matthew Licht (Stanza251)
Gli animali sono sempre dei gran personaggi (pure se io preferisco ancor di più i batteri). Quelli marini, poi.

Venti fantasmi. Esemplari unici di un’infanzia e di un’adolescenza, di Luciano Funetta (Nuovi argomenti – Le parole e le cose)
Funetta è un giovane maestro del racconto fantastico. Qui riesce a ibridarlo benissimo con una storia di formazione. Cosa significa avere vent’anni? Cosa significa aver vissuto vent’anni? Cosa significa aver vissuto?

Ik-men-ha-kaf, di Rodolfo Wilcock (wilcock.it)
Questa eccentrica figura di argentino dal nome nordico e naturalizzato italiano è in un periodo di riscoperta e sta diventando un piccolo cult. A me, confesso, non mi fa impazzire sempre e comunque. Ma quando la imbrocca, come in questo caso, è insuperabile.

TEMPESTA SOLARE SUL POSTO DI LAVORO, di Gregorio Magini (Minima&moralia)
La fantascienza masticata, e risputata in forma di postmoderno. Riderci su finché riusciamo a sospendere la suspension of disbelief, ma poi alla fine lasciarsi andare ha il suo perché.

Microeconomia, di Andrea Verde (Inutile)
Una storia di paese, una come tante, di quelle che ci sembra di conoscere benissimo. Finché non arriviamo all’ultima riga.

Tutto il tempo del mondo, di Miguel Ángel Torres Vitolas (Inutile)
Di nuovo la rivista Inutile, di nuovo un sudamericano, di nuovo inedito in Italia.

Il Museo dell’Umanità, di Marco Lupo (TerraNullius)
I racconti più belli – come i romanzi, in questo caso non fa tanta differenza, anzi – sono per me quelli che non stanno a spiegare la rava e la fava, il contesto e l’apocalisse avvenuta e tutte le leggi fisiche che regolano quella parte di universo. Ma quelli che bam!, ti fanno piombare in mezzo a una situazione e poi te la devi sbrigare da solo.

Bullet in the Brain, Tobias Wolff (New Yorker)
Lo sappiamo benissimo quello che succede quando ci passa un proiettile attraverso il cervello, no?

I PAZIENTI DEL DOTTOR T., di Francesca Fiorletta (Verde Rivista)
Un racconto bizzarro, su una rivista altrettanto, da un’autrice che uh.

Car-Crash While Hitchhiking, by Denis Johnson (Paris review)
Io sono fissato con gli incipit, ma questo racconto di Denis Johnson ha uno degli explicit più belli della storia (e no, non è un plot twist).

La moglie, di Azzurra De Paola (AltriAnimali)
Un racconto fantastico. O meglio, new-weird. O forse creepy. Cioè, volevo dire, realistico.

Gradinata di gioielli, di Alberto Laiseca (CrapulaClub)
Un altro grande misconosciuto della letteratura sudamericana: forse perché scriveva racconti, forse perché è imprendibile.

La porta nel muro di H.G.Wells (AltriAnimali)
L’inventore del genere (ma quale?). Comunque, a differenza di molti colleghi, Wells invecchia benissimo.

La città dei bambini fantasma, di Ade Zeno (Retabloid – Via dei serpenti)
Thriller metafisico? Servito.

L’inquisitore, di Thomas Ligotti (Il Tascabile)
E sto Ligotti, invece? Un Poe sotto acido.

Blueprints for St. Louis, by Ben Marcus (New Yorker)
“Se sei un architetto, quello che progetti sono tombe, prima o poi”. Una distopia d’amore e guerra, di uno scrittore americano che per il momento qui non si fila nessuno.

Il ferro è una cosa viva, di Matteo Galiazzo, (Cadillac)
Strepitoso. A me se non s’era capito piace molto la fantascienza, quello che non mi piace tanto è il termine fantascienza. Science fiction è più ampio, più ecumenico: fiction, narrativa, con basi scientifiche. La chimica, la fisica, ma anche la linguistica e l’antropologia. C’è tutto, come sempre. Galiazzo è un genio.

IL TENENTE DI VASCELLO, di Alessandro Leogrande (The FLR – Minima&moralia)
Leogrande è morto quest’anno, aveva solo 40 anni. Era un ottimo scrittore d’inchiesta, ma anche con la fiction non se la cavava niente male, mannaggia.

PS: un ringraziamento generale va a tutte le riviste, soprattutto online, soprattutto piccole, che provano a mantenere in vita e diffondere le forme brevi.