Nell’era della post-verità, Tom McCarthy fonda il romanzo post-verista

(0.1
Premesso che non si dovrebbe mai fare nessuna premessa, la premessa qui è particulare: il sovrascritto torna a pubblicare recensioni dopo un silenzio più che biennale. Non che importi sottolinearlo ai miei venticinque amici: loro lo sanno già, il perché e il percome. E per conto mio potevo starmene zitto almeno un altro bel po’. Penso piuttosto ai suoi venticinque lettori: di Tom McCarthy dico, del cui libro si va a parlare; ché lo scrittore londinese è tanto apprezzato in patria quanto misconosciuto qui. Satin Island è uscito qualche giorno fa in un clamoroso silenzio; ora qualcosa si muove: contribuisco con questi appunti sparsi, buttati giù in forma parassitaria, mimetica (il libro è scritto in brevi paragrafi numerati, così:))

satin

1.1
U., protagonista e narratore di questa storia, lavora come antropologo di prestigio nel seminterrato di un’azienda. Un’azienda che in giro per il mondo vende – ad altre aziende, a governi ed enti pubblici, a se stessa – narrazione, storytelling, idee, immagini, fuffa. L’azienda vince l’appalto per un grosso progetto, lui fa ricerche per una Grande Relazione; c’è un’amica che lo chiama quando vuole scopare, c’è un amico che si ammala e muore, c’è U. che sbrocca. Fine.

All’epoca di questi fatti (fatti, seh! Se siete in cerca di quelli, meglio che smettiate di leggere subito)

1.2
L’antropologia come metafora dell’incomprensibile. Lévi-Strauss, citato a manetta, diceva che il mistero di una tribù o si riesce a penetrare completamente, e allora che barba, non c’è più sfizio; oppure non ci si capisce un cazzo, e basta. Tertium non datur. E se così è per la piccola tribù sperduta, perché per la grande tribù globale dovrebbe essere diverso?

1.3
Raccontare la realtà è raccontare la storia di uno che prova a raccontare la realtà. E fallisce. Questo, va da sé, è molto post-moderno. La cover mostra tutto quello che il libro avrebbe potuto essere, e non è; tutto quello che la Grande Relazione avrebbe dovuto essere, ed è.

satinisl.jpg

1.4
Le storie e la Storia, nei libri di McCarthy. Uomini nello spazio era ambientato nell’Europa dell’Est, all’epoca delle rivoluzioni di velluto; C tra la fine dell’Ottocento il primo dopoguerra, era di scoperte scientifiche e invenzioni tecnologiche e rivelazione archeologiche. Uomini nello spazio era un intreccio labirintico, un delta fluviale di vicende separate, ma l’una simbolo dell’altra; C era più lineare, ma quasi sfiancante nella sua precisione autoptica. E Satin Island? Qui e ora. Forse.

La chiusura dello spazio aereo era annunciata a metà pagina, a fianco del camion bomba al mercato, e con un titolo della stessa dimensione

(Continua su Gli stati generali)

(0.2
Avrei voluto intervistare Tom McCarthy. Ma poi mi sono reso conto che l’unica domanda che davvero mi interessava fargli era: posso iscrivermi alla INS? (International Necronautical Society, il collettivo di artisti concettuali palesemente finto – i soli membri sono i due fondatori: McCarthy e il suo amico Simon Critchley – la cui ragione sociale è “do for death what the Surrealists had done for sex“))

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