Black Mirror: la classifica di tutti gli episodi, dal più brutto al più bello

È una sera d’inverno. La casa è immersa nel buio, nel silenzio. I bambini dormono, di là. I genitori sono sul divano, ma ognuno immerso nel suo schermo, nel suo mondo. Lui, che è un po’ vintage, sta leggendo un longform sul turbocapitalismo. Lei, che è sempre avanti, ha appena fatto l’abbonamento a una nuova piattaforma di serie TV in streaming. “Che guardi?”, domanda lui scettico. “Una serie nuova, sono tutti episodi separati, ma uniti dal filo conduttore della tecnologia, di dove può condurre se spinta alle estreme conseguenze”, dice lei togliendosi un auricolare. “Mah, non mi sembra una tecnologia molto recente, quella”, fa lui, indicando lo schermo dove un signore molto distinto, molto elegante, si è appena sbottonato la patta, avvicinandosi a un enorme maiale che gli porge le terga. Già gli sta sulle palle, quella nuova serie e quella nuova piattaforma; eppure, non può distogliere gli occhi dallo schermo.

Da allora non fu più questione, Dio mi perdoni, di longform sul turbocapotalismo. Da allora Black Mirror è diventato la mia ossessione: la nostra ossessione.

Il 29 dicembre 2017 Netflix rilascia, dopo averci tenuto a lungo sulla corda, la quarta serie. Ecco allora un recap globale: la recensione di TUTTI gli episodi usciti finora. In ordine inverso, dal più brutto al più bello. Perché sì, ce ne sono anche di così così. E no, non è vero come dicono i soliti, che all’inizio era tutto fantastico e poi si sono rovinati, commercializzati, americanizzati. Anzi.

Update 18 gennaio 2018

In parte devo ricredermi dopo aver visto la stagione 4: in molti episodi si sente non tanto l’America quanto la pressione. Il dovere di tenere alto il livello, di soddisfare le aspettative, di stupire un pubblico sempre più scafato; e soprattutto, di doverlo fare in fretta. Non che gli episodi siano tirati via, però qualche falla di sceneggiatura ogni tanto appare. In compenso però ci sono anche punte altissime. Comunque: la classifica è aggiornata.

(Continua su Esquire Italia)

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Antoine Volodine, Gli animali che amiamo

(66thand2nd, trad. Anna D’Elia)

Dopo l’epopea di Terminus radioso e il meta-saggio Il post-esotismo in dieci lezioni, lezione undicesima, continua la pubblicazione serrata dei libri dell’autore francese da parte di 66thand2nd. Inventore e unico rappresentante di una corrente letteraria, Volodine scrive cose che fanno genere a sé, con pochi termini di paragone. E così è anche per questa sorta di racconti intrecciati (intrarcane, è il termine post-esotico corretto), in cui si aggirano elefanti tristi, si succedono generazioni di sirene regnanti e rivoluzionarie, e granchi-stregoni impazziscono nei sogni. Né bestiario fantastico né realismo magico, su una sola cosa risulta immediatamente comprensibile: gli umani sono quasi estinti, e i pochi che ci sono, sono davvero patetici.

(tratto da “I migliori libri del 2017” secondo Esquire)


7 cose che non volevi sapere sulla schiavitù dei neri in America

E che puoi capire leggendo La ferrovia sotterranea di Colson Whitehead.

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La ferrovia sotterranea è una rete di itinerari segreti e nascondigli, organizzata da americani bianchi e neri liberi, che tra la fine del 700 e la prima metà dell’800 aiutava gli schiavi degli stati del sud a fuggire verso quelli del nord, dove la schiavitù era già stata abolita, o verso il Canada.

La ferrovia sotterranea è uno dei libri dell’anno. Tradotto in Italia per Edizioni SUR da Martina Testa, ha portato Colson Whitehead (L’intuizionista, Zona uno) a vincere sia il National Book Award sia il Premio Pulitzer: un record.

La geniale intuizione di Whitehead è stata quella di trasformare un modo di dire, una metafora, in una vera ferrovia, che scava le viscere degli Stati Uniti alle soglie della guerra civile. Tunnel oscuri, locomotive sferraglianti che sbucano dal nulla, stazioni nascoste nelle cantine, binari in perfetta manutenzione e tratte cieche, macchinisti freak. Quella che già era una bellissima storia di riscatto personale e sociale, diventa così un romanzo fantastico con venature di steampunk. Un modo postmoderno di parlare del più clamoroso genocidio degli ultimi quattromila anni, letterariamente innovativo senza perdere in carica civile.

La ferrovia sotterranea è un’invenzione, ma molte altre cose di cui La ferrovia sotterranea parla, purtroppo sono vere. Eccone alcune, che forse non sapevamo o avevamo voluto dimenticare.

(Continua su Esquire Italia)


Le rivoluzioni dei pianeti terrestri (e altri appunti di psicogeografia astronomica)

(Questo racconto è stato pubblicato il 3 novembre 2017 dalla rivista online CrapulaClub)

I Pianeti Terrestri vengono detti così non perché siano simili – o in qualche modo debitori – alla Terra, ma perché sono piccoli, caldi e terrosi, a differenza dei freddi Giganti Gassosi.

Il più vicino al Sole, e anche il più piccolo, è Mercurio. Forse è per questo che i suoi moti di rotazione e rivoluzione sono quasi coincidenti: il giorno mercuriale dura circa 56 dei nostri giorni, mentre l’anno ne dura 88. Naturalmente è sbagliato, oltre che immorale, misurare i giorni e gli anni di Mercurio prendendo come unità di misura i nostri. È più corretto dire che l’anno mercuriale dura un giorno e mezzo, approssimativamente. Infatti il bioritmo e la stessa fisiologia – se di fisiologia si può parlare – dei Mercuriani si sono adattati, o meglio si sono plasmati su queste condizioni.

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Dr. George e Mr. Saunders

“Evita solo i toni troppo elogiativi”: così mi hanno risposto dalla redazione di Alfabeta2 quando ho proposto un pezzo sull’ultimo libro – e primo romanzo – di George Saunders, Lincoln nel Bardo. Compito arduo, ho pensato subito. Per motivi soggettivi: Saunders è uno dei miei scrittori di racconti preferiti, e quindi uno dei miei scrittori preferiti tout court. Geniale la sua capacità di costruire mondi in poche pagine, inquietante il suo modo di intendere il fantastico come un mostro dietro l’angolo: non è la nostra realtà, ma potrebbe diventarlo domattina (se fosse un genere, sarebbe definito “fantascienza di prossimità”). Il declino delle guerre civili americanePastoraliaNel paese della persuasione,Dieci dicembre: una raccolta dopo l’altra, Saunders ci ha abituato a standard elevatissimi. E poi i motivi oggettivi: il coraggio di cambiare forma e accettare la sfida del romanzo; l’intenzione però di non rinunciare alla sperimentazione; l’attesa spasmodica per l’uscita del libro, e poi per la sua traduzione in Italia; l’acclamazione di “capolavoro” da parte di Zadie Smith e altri.

Intanto, mentre lo leggevo, iniziavano a uscire i primi pareri discordi: le perplessità e addirittura le stroncature. Ancora più difficile parlarne meno che bene, a questo punto. Ho ritenuto allora di convocare a dibattito Aristide Maselli: ci lega una consuetudine di affetto personale e disaccordo letterario. Che anche stavolta si è confermato. Quella che segue è la trascrizione infedele della nostra chat.

IO: Allora, che ne pensi?

Aristide Maselli: Eh, un attimo. L’ho appena finito, devo ancora digerirlo.

IO: Ma come, abbiamo iniziato a leggerlo più di un mese fa!

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I racconti di Ligotti: horror? Solo un Poe

C’è una sala immersa nel buio. Sulle pareti laterali, qualche luce fioca si agita debolmente. Al centro della stanza, alcune figure si intuiscono nell’oscurità: una forza superiore le tiene sedute, le tiene in silenzio. In fondo alla sala, un personaggio che ha fattezze umane, ma non è umano, sta parlando. E dice:

“Desidero condividere con te una geniale intuizione che ho avuto, durante la mia missione qui. Mi è capitato mentre cercavo di classificare la vostra specie. Improvvisamente ho capito che voi non siete dei veri mammiferi”.

A questo punto forse l’avrete riconosciuto: è il famoso monologo dell’Agente Smith. Siamo infatti solo in una sala cinematografica, dove stanno proiettando in anteprima Matrix, che già prima di uscire viene acclamato come uno dei capisaldi della fantascienza filosofica contemporanea.

La macchina prosegue:

“Tutti i mammiferi di questo pianeta d’istinto sviluppano un naturale equilibrio con l’ambiente circostante, cosa che voi umani non fate. Vi insediate in una zona e vi moltiplicate, vi moltiplicate finché ogni risorsa naturale non si esaurisce. E l’unico modo in cui sapete sopravvivere è quello di spostarvi in un’altra zona ricca. C’è un altro organismo su questo pianeta che adotta lo stesso comportamento, e sai qual è?”.

Si alza una voce dall’oscurità del pubblico, e urla rubando la battuta all’attore: “Il virus!”. Quella voce appartiene allo scrittore Thomas Ligotti.

nottuario

Traduzione di Luca Fusari

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5 cose che puoi far finta di sapere su George Saunders

lincoln

traduzione di Cristiana Mennella

George Saunders ha vinto il Man Booker Prize con il suo Lincoln in the Bardo.
Saunders chi? Faccio finta di non aver sentito la domanda. D’altra parte fino all’altroieri l’autore americano aveva scritto solamente raccolte di racconti, quindi ci sta che fosse uno di nicchia. Ma da oggi, con un romanzo vero e per di più premiato, non si può restare a corto di argomenti. Eccone 5 per improvvisare una conversazione brillante (Ma poi da stasera si recupera, eh).

1. Erano meglio i racconti

Sempre dire che erano meglio le prime cose, la purezza delle origini (i primi libri di Dave Eggers, i primi album di Sting, i Genesis con Peter Gabriel ecc.). In questo caso poi cambia sia la forma che il genere: racconti, e racconti di fantascienza. O quasi. Un presente alternativo o un futuro molto prossimo, in cui la tecnologia e la pubblicità dominano, mentre gli uomini – vecchi e bambini compresi – sono costretti a lavori sempre più umilianti. Il primissimo, Il declino delle guerre civili americane: dire che è insuperabile.
Una chicca: Bengodi e altri racconti (2015 per Minimum fax) è la stessa raccolta sopra citata.

(continua su Esquire)