Playlist lento/veloce

  1. Jethro Tull Aqualung
  2. Miles Davis Quintet Round Midnight
  3. Guns N’ Roses Civil War
  4. Pino Daniele Suonno D’Ajere
  5. Genesis The Cinema Show
  6. Carlos Santana Samba Pa Ti
  7. Nuova compagnia di canto popolare Mastro Ruggiero
  8. Pat Metheny The Longest Summer
  9. Led Zeppelin Babe I’m Gonna Leave You
  10. Banco del mutuo soccorso Non mi rompete
  11. Dire Straits Telegraph Road

Niente è noioso come l’uniformità: niente è più stancante di uno stimolo che vuole essere energizzante e si ripete sempre uguale, niente appare più immobile di una cosa che si muove velocissima ma a ritmo costante; e così, paradossalmente, niente è più soporifero di una canzone urlata a mille all’ora, che alla lunga diventa una cantilena in sottofondo, e neanche ci accorgiamo più che c’è. Chi ha fatto compilation – perché prima delle playlist ci furono le compilation, come prima degli mp3 ci furono le cassette – lo conosce bene, l’arzigogolo dell’alternanza: si trattava non solo di mettere su belle canzoni, non solo di fare sì che l’insieme fosse gradevole, ma soprattutto di fare in modo che gli accostamenti, i passaggi da un pezzo all’altro avessero quel quid che esalta i brani, non che li ammoscia. Quel quid spesso è il contrasto, e tra i vari tipi di contrasto (rock/jazz, cantato/strumentale, italiano/inglese) quello che funziona meglio è lento/veloce. È un’altra questione poi che per l’allenamento, per le gambe, il funzionamento rispetto alla musica, all’orecchio, sia tutto un altro, anzi precisamente lo stesso.

Per rendere la co(r)sa più appassionante abbiamo cercato però dei brani che contenessero in sé questa alternanza, questi repentini cambi di ritmo, tempo, respiro, umore. Per forza di cose allora ci ritroviamo in ambito rock, e all’interno di questo in quel particolare sotto-genere che prevaleva negli anni ’70, il progressive, che proprio nell’instabilità, nel rapido mutamento, nella sorpresa, ebbe uno dei suoi punti di forza. Perciò via libera con Jethro Tull, Genesis, Banco del mutuo soccorso, e in senso lato anche Led Zeppelin e Santana; ma non mancano le sorprese, con interpreti più pop o moderni (Dire Straits, Guns’n’Roses) o addirittura folk (il primo Pino Daniele, la Nccp) e jazz (Miles, Metheny). Volendo scendere nel dettaglio poi, i pezzi con cambi di tempo possono essere di due tipi: uno tradizionale, che prevede un inizio lento seguito da una classica accelerazione e un finale concitato; un altro più moderno e intrigante dove le parti soft e gli uptempo si mescolano e si intrecciano. Facile in generale che siano pezzi lunghi, ma questo è ovvio perché sono canzoni che in sé contengono una intera playlist. Molto probabile infine che siano dei capolavori, a volte dei veri e propri pezzi-bandiera, che da soli identificano un musicista (Aqualung, Round midnight, Samba pa ti). Anche se, pure in questo caso, abbiamo inserito accanto agli hit immortali qualche perla oscura, qualche piccola sorpresa. Proprio perché la tensione non cali mai.

(Testo che accompagna la playlist sul numero di aprile del mensile sportivo Correre)

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