Il reality che ti fa commettere un omicidio

Si chiama agente provocatore il poliziotto che si finge un criminale e si infiltra in una organizzazione mafiosa, per esempio, partecipando o ancora meglio organizzando un’azione delittuosa, per poi arrestare i delinquenti veri. Oppure quello che si finge un bambino su internet e si fa adescare da un pedofilo, per poi incastrarlo all’ultimo momento.

Questa figura in Italia è controversa, tendenzialmente non ammessa, e a ragion veduta: se tu prima crei i presupposti per un reato e poi incrimini una persona per il reato che hai contribuito a far esistere – che senza di te non sarebbe esistito! – qual è il senso, dov’è la giustizia? In Italia questo lavoro sporco lo fanno i giornalisti: sta facendo molto discutere in questi giorni la cosiddetta inchiesta di una testata che ha assoldato un ex criminale e gli ha fatto mettere in atto un tentativo di corruzione. Al di là del pentolone di malaffare che scoperchia, questo modo di agire mi sembra ancora più assurdo nel metodo: cioè, tu non scopri un crimine che esiste e lo racconti, ma crei un crimine apposta per poi raccontarlo. Mah.

(continua su Esquire)



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