Spring-summer 2014 tour

Nell’attesa di definire le tappe del tour mondiale che porterà Mia figlia spiegata a mia figlia da Toronto a Sydney, vi anticipo i primi appuntamenti in giro per l’Italia.

Genova. Venerdì 6 giugno, ore 18:30. Libreria Falso Demetrio.
Uno contro tutti – faccia a faccia con lettori e non, genitori e non.

Bari. Giovedì 12 giugno. Libreria Coop.
Presentazione gastronomica – show cooking con le ricette tratte dal libro.

Torino. Domenica 22, ore 11. Circolo Lombroso 16.
Brunch letterario – letture, discussioni, degustazioni di prodotti tipici, biologici, km zero e child friendly.

Maggiori dettagli e aggiornamenti li inserirò man mano che verranno definiti. A presto!

Con Alessandra Minervini al Luna's Torta, Torino

Con Alessandra Minervini al Luna’s Torta, Torino

Ps: non ho sempre questa faccia da deficiente, di solito sono anche peggio.

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Il Salone buono

Aspetto il Salone tutto l’anno, e quando arriva sembra sempre il momento sbagliato. Mannaggia, proprio ora che dovevo fare, che dovevo andare. Che dovevo leggere.

Il grande forse di Joe Meno – il grande romanzo americano, l’anti-Franzen – e La Cina in dieci parole di Yu Hua in verità li ho letti, e li ho pure scritti, aspetto solo che Il Mattino li pubblichi e poi li metto anche qui. Bar Atlantic di Bruno Osimo lo sto finendo, prossimamente sempre sul giornale partenopeo, e pure per Nero a metà di Marcella Russano mi manca poco. Ma già battono il piede spazientiti Inutili fuochi di Raffaella Ferré, Swamplandia di Karen Russell (che non è un’uscita recente ma sempre un gentile omaggio) e i tre nuovi di Sur, Bolaño Piglia Onetti, che il vero problema è da quale iniziare.

E questi, pila a destra, sono solo quelli che mi sono arrivati, le novità, to file under: lavoro e affini. Non parliamo della pila a sinistra, libri comprati per piacere (ma per piacere!), tanto impolverati che anche quelli già iniziati li dovrò ricominciare perché me li sono scordati. Vabbe’. Tutto questo per dire che da oggi, invece, sarò al Salone internazionale del libro di Torino, dove accumulerò altre cose da fare, altri post e pezzi da scrivere, altri libri da leggere. Sarò al Salone, nella triplice veste di:

  • giornalista culturale (bum!), e già oggi dovrei intervistare un personaggio che mai avrei pensato in vita mia – se tutto va bene segue articolo;
  • autore, più che esordiente, esordito – ma comunque bazzicherò dalle parti dello stand 66thand2nd;
  • aspirante lettore, schiacciato dal peso cartaceo e ora anche digitale della propria ignoranza.

Magari ogni tanto twitto qualcosa. Mentre sulla pagina facebook riproporrò libri a random. Ci si vede lì. O qui.

 


La mela verde (ovvero quando mi misi a scrivere poesie imitando Toti Scialoja)

(Prescindibile premessa personale. Era il 1994, quasi vent’anni fa a pensarci. La prima repubblica e la mia carriera sportiva si erano appena miseramente concluse. Iniziava l’odissea del berlusconismo e del corso di laurea in giurisprudenza. Ero andato a Torino a trovare Remo Bassetti, che all’epoca era solo il mio (ex) maestro di scherma: il giornalismo, il giornale, il mio trasferimento sotto la Mole, erano lontani e non prevedibili. Remo mi aveva fatto scoprire le brevi, meravigliose poesie “per bambini” di Toti Scialoja. Animali e cose che parlano e bevono e fumano come uomini; parole e lettere che si intrecciano e si accartocciano e suonano come musica: trovai subito quel mondo di un fascino irresistibile. E, tra parentesi, trovai ingiusta e ghettizzante sia la fama di filastrocche per l’infanzia, sia la definizione di nonsense, appiccicate a quei versi: su questo a breve un apposito post. Comunque, tornato a Napoli con quella musica in testa, giravo nella calura di luglio guardando come sempre le scritte sui muri, e lessi: “Virginia vergognati”. Colpito dall’assonanza scialojana, produssi la mia prima scialojata, eccola)

La mela verde, quando il caldo spugna

ed anche il ratto brucia nella fogna

e al vero porco gli si sbava il grugno,

mi danza il valzer (e il verme se la sogna)

sorseggia vermouth sopra l’Aremogna

o beve freddo il rosso di Borgogna.

È ancora vergine, e non se ne vergogna.