Pauillac

Un detto dal sapore un po’ fascista, un po’ motivazionale cheap (ma qual è la differenza?*) recita: Il perdente trova sempre una scusa, il vincente trova sempre una strada.

Quando a fine 2017, in pieno periodo di furia iconoclasta post #metoo – ma il metoo è una cosa seria, capperi – in piena fase di caccia alle streghe, si parlò tra i vari artisti anche di Balthus, il disturbante Balthus, il quasi pedofilo Balthus – ma missing the point alla grandissima, che una cosa è condannare chi approfitta del potere per estorcere sesso (Weinstein), altra è boicottare l’arte di chi nella vita ha avuto comportamenti non proprio irreprensibili (Caravaggio, Allen?), altra ancora censurare a posteriori un quadro di 80 anni fa che oggi (ma non all’epoca?) istigherebbe ad azioni illegali e immorali – e si propose quindi addirittura di rimuovere dal museo la Therese che sogna, quando è successo tutto questo non mi pare che sia stato ricordato un caso molto simile che 25 anni prima vide come protagonista sempre il conte polacco.

La storia inizia in realtà nel 1945, quando un altro nobile, il barone Philippe de Rothschild, titolare dell’azienda vitivinicola Château Mouton Rothschild, nella pregiatissima zona del Medoc, cuore del bordolese, ebbe la brillante idea di far disegnare l’etichetta di ogni annata a un grande artista. E quindi si avvicendarono Braque, Dalì, Mirò, Chagall, Picasso, Kandinsky, Andy Wahrol, Francis Bacon… Attenzione, non illustrava i vini con riproduzioni di quadri esistenti, chiedeva proprio a loro di fare l’artwork, parlandoci da vivi, pazzesco neh. Insomma nel 1993 è la volta di Balthus, che tratteggia una delle sue ragazzine, con un accenno delicatissimo a matita, un bianco e nero quasi impercettibile eppure inconfondibile, come dice ancora oggi il sito della cantina “une adolescente au regard absent, à la grâce perverse et fragile”. Ma negli Stati Uniti il Bureau of Alcohol, Tobacco and Firearms disse che no, non andava mica bene, okay l’alcol il tabacco e le pistole, ma una ninfetta proprio no.

Château Mouton doveva quindi sostituire l’etichetta, e come fece? Altro colpo di genio, ci mise: niente. Lo sfondo dell’opera, l’impercettibile beigiolino, e basta: come a dire, raga qui prima c’era qualcosa ma adesso. Risultato? Il Pauillac 1993 Château Mouton Rothschild USA label è una rarità che fa impazzire i collezionisti di mezzo mondo, introvabile o quasi, e dalle quotazioni altissime: mentre il Balthus si può comprare anche a 400 o 500 euri, il beigiolino come minimo sta a 10 volte tanto. Morale: morale? Parafrasiamo? Parafrasiamo.

Il censore trova sempre una scusa, il capitalismo trova sempre una strada.

balthus


Il MeToo spiegato ai miei figli

Essere genitore significa procedere tra consigli non richiesti e luoghi comuni. Uno di questi ultimi recita: “Figli piccoli problemi piccoli, figli grandi problemi grandi”. Benché io continui a credere che chi lo afferma seriamente non ha mai sperimentato tre mesi filati di privazione del sonno causa pianto di neonato, ora che i miei due eredi – 9 anni la femmina, 3 il maschio – non possono più tecnicamente essere definiti infanti, comincio a vedere il punto. Meno fatica fisica, più impegno mentale; meno preoccupazioni pratiche, più ansie teoriche.

Il caso Harvey Weinstein, le molestie e la sopraffazione sessuale elevate a metodo, anzi a sistema, i movimenti come #quellavoltache e #MeToo sorti in contrapposizione: da quando tutto questo è balzato all’attenzione mediatica, effettivamente il problema ce lo siamo posti: come spiegarlo ai bambini? No, non è vero: il problema ce l’hanno posto gli altri, quelli che pensano che i bambini vadano educati, come se l’educazione fosse un programma scolastico, una cosa diversa dalla vita quotidiana. Perché il problema, se sei genitore e vivi in un mondo, non il mondo dello spettacolo, il mondo tout court, in cui un figlio maschio può diventare uno stupratore, una figlia femmina è una potenziale vittima, il problema te lo poni subito. Come l’abbiamo affrontato? Semplice: non l’abbiamo affrontato. Non ancora. Non direttamente.

(Continua su Esquire)