Distopia delle birrette

Ed ecco a voi un’altra non-recensione, dopo quella dello scrittore morto, e come in quel caso, lo spunto viene dai fatti di Palermo. Quindi recensirli proprio no, non si puote, che qui è tutto uno smarchettarsi a vicenda e se c’è una cosa che non mi attira, nel magico mondo delle lettere, è proprio questa. Però, parlarne in tono informale, perché no, in fondo Rossari e Morici non sono miei amici, non li conoscevo neanche, prima, e in realtà nel momento in cui scrivo non li conosco ancora; né sono della mia casa editrice, ma tutti e due di e/o; e poi comunque, l’importante è dichiararlo prima, il potenziale conflitto, e io l’ho fatto all’inizio.

Premesso il disclaimer, devo dire però che fare una lettera semiaperta come nel caso precedente, non me la sentivo. Ché Morici è personaggio che un poco di soggezione te la mette: viaggiatore incessante (“L’uomo d’argento è stato scritto in almeno trenta paesi diversi”, recita il risvolto di copertina), e low cost, però non nel senso che preferisce Transavia ad Alitalia come tutti noi, ma nell’interpretazione più estrema e zozzona. Il che ha diretta influenza nel libro, ambientazione e personaggi. Un tipo poi che prende la sua opera a pistolettate, o che la smembra con la precisione dell’operaio specializzato. Magari si offende. Speriamo di no.

Anche perché poi, che dire de L’uomo d’argento. Raccontare la trama – come ormai si riducono a fare molti pezzi di pagine culturali, i pochi che non sono interviste s’intende – mi sembra uno sgarbo al lettore: metti che uno poi se lo compra e se lo legge davvero, gli levi lo sfizio. E d’altra parte, descrivere lo sfondo, il contesto, mi pare un insulto all’autore: come dire, ora lo spiego io, per davvero, e anche con meno parole. Come spiegare tra l’altro, se non avendola vissuta o immaginata, che è lo stesso, una realtà fatta di sballo continuo, di ottundimento fisico e cerebrale a mezzo di sesso droghe e alcol al posto del rock’n’roll (programma di una serata del protagonista: una birra, una canna, un bicchiere di vino, una canna, una birra, una canna…).

Ma lo sballo, e qui sta il bello, è non solo la norma, ma Norma, nel mondo sognato da Morici. Infatti in questa città post qualcosa, enclave felice in un mondo ancora traumatizzato, divertirsi non solo è giusto, ma obbligatorio. E niente, non si capisce una mazza, mi rendo conto, e menomale. Vabbe’, citerò solo, e mai avrei pensato di poterlo fare, Chuck Palahniuk: il quale nei tredici consigli di scrittura (ma non erano sempre dieci? troppa grazia), spesso prolissi e a volte contraddittori, ne mette uno lapidario. Scrivi il libro che vorresti leggere. Ecco, L’uomo d’argento è un libro che vorrei aver scritto.

Non so, invece, se è il libro dentro il quale mi piacerebbe vivere, con tutto che diciamo, marijuana e birrette e cazzeggio tutto il dì, non so se rendo. Però poi vengono fuori un po’ di cose inquietanti, tipo che dal lavoro in un modo o nell’altro proprio prescindere non si può, e poi pure che insomma, tutta sta felicità obbligatoria, non sarà un po’ artefatta. Insomma non mi ci trasferirei, a meno che, aspettate un attimo, non è che ci siamo già? Il problema dei libri così, della fantascienza di prossimità, è proprio questo: è tutto talmente assurdo, ma talmente probabile che ti viene paura che possa arrivare da un momento all’altro, che ti giri e zac, eccoci qua.

D’altra parte, l’aveva già detto Neil Postman in Divertirsi da morire: tutti a farcela addosso temendo l’avverarsi della distopia dittatoriale minacciata da Orwell, e invece quello che si sta avverando è il rincoglionimento soft, felice e consenziente, profetizzato da… oh come si chiamava quello là… dài, quello che si calava pure la mescalina… Vabbuo’ ja’, mo’ basta con sti discorsi intellettuali, passa sta canna.

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Presentazioni del libro: l’Italia da Palermo a Milano

Non siamo mai abbastanza - immagine di copertinaAltre due presentazioni del libro – ancora? ma in Trinacria non c’ero mica stato, e nella capitale immorale, può sembrare strano, neanche. Due incontri diversi dalle solite serate inutili (leggete questo, in proposito, fa scompisciare). Due cose particolari, ognuna per motivi diversi, ma insomma un po’ speciali. Almeno spero.

Domenica 29 aprile, Palermo
Libreria Modusvivendi (Via Quintino Sella 79) – ore 11
Avete letto bene, alle 11 di mattina: questa originale libreria palerminata organizza dei brunch letterari, gli autori parlano e la gente mangia, ci auguriamo avanzando qualcosa per gli oratori.
Altra particolarità, l’incontro è collettivo: insieme a me ci saranno due autori della casa editrice e/o, Marco Rossari (L’unico scrittore buono è quello morto) e Claudio Morici (L’uomo d’argento); argomento “Nuovi narratori italiani” o qualcosa di simile, coordina Matteo Di Gesù, che in queste robe ci sguazza.
(Qui l’evento su facebook)

Update: dalla Modusvivendi rettificano giustamente sia sulla natura dell’incontro – colazione e non brunch, data l’ora! – sia sul titolo: “L’Italia è (ancora) un paese per scrittori?”. Qui l’evento, io sono il primo solo in ordine alfabetico, eh.

 

Martedì 15 maggio, Milano
Accademia della felicità (Via Federico Confalonieri 11) – ore 19
Non è una libreria, incredibile, ma un posto che fa formazione personale e coaching, aperto da poco, e con una filosofia che… vabbuo’, il nome parla da solo, e in tempi di crisi è proprio quello che ci vuole. Che c’entro io con loro? Ci siamo incontrati, grazie a un’altra coach, ci siamo piaciuti e loro mi hanno proposto di parlare del libro in modo anomalo, e forse di fare anche altre cose, che poi vi dirò. Intanto c’è questo appuntamento a cui hanno dato un titolo fantastico, contropresentazione interattiva, cercherò di essere all’altezza. Parlerò dei fatti miei, come e più del solito, parlerò dei fatti vostri, cercherò di coinvolgere chi viene. Insomma, vedremo.
(Qui l’evento su facebook)