Resto al sud

(l’incipit della mia rubrica, Caravan, su Blow Up del mese di marzo)

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Cantodiscanto, Tutto il mondo è paese, autoprod./Materiali Sonori

Questa volta viaggeremo da fermi. Staremo completamente immobili, e sarà il mondo a entrare nella nostra stanza. La nostra stanza è l’Italia, questa piccola e sempre più irrilevante provincia del celeste impero, o meglio il sud Italia, che musicalmente è la stessa cosa. (Toglietevi quella faccia, non c’è partita: vogliamo paragonare, che ne so, Gipo Farassino a Roberto De Simone? Le mondine ai tarantati, Van Der Sfroos a Daniele Sepe? O anche, al limite, i Modena City Ramblers al Canzoniere Grecanico Salentino? Eddài).

Però, anche nel viaggiare da fermi ci possono stare varie modalità. Una è contaminare il materiale etnico tradizionale (le melodie, o all’estremo anche solo i testi) con il sound globale e moderno, prendendo per esempio la Tarantella del Gargano e schiaffandoci sotto un bel basso elettrico, o un pattern elettronico. È quello che, più o meno, fa da anni Eugenio e il suo Taranta Power; è quello che in modo diverso viene fatto nel TaranProject di Mimmo Cavallaro e Cosimo Papandrea, che è uno dei dischi di cui parliamo questo mese. Un altro modo è partire da materiali etnici tradizionali di altri luoghi, vicini e lontani, e riportarli a casa, cioè paragonarli, meglio accoppiarli con quelli nostrani: è ciò che fa, che ha sempre fatto ma in questo caso con vertici assoluti, il gruppo Cantodiscanto con il secondo disco principale della nostra carovana, che non a caso si chiama Tutto il mondo è paese.

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TaranProject, Hjuri di hjumari, CNI

Cavallaro allora, e la povera Calabria. Povera perché leggi Calabria e pronunci ‘ndrangheta, nel peggiore degli stereotipi possibili, e quando qualcuno ha provato a dire che la ‘ndrangheta (senza per carità rinnegarne le origini locali) è diventata una organizzazione talmente potente da colonizzare anche il nord Italia, è stato subissato di insulti e mavalà, e non solo in salsa leghista, salvo poi ritrovarci qualche mese dopo i politici di ben due (al momento in cui si scrive) ricche cittadine della civilissima Liguria non in leggero e sporadico contatto con le cosche, ma talmente collegati e compenetrati con esse che l’unica è stata sciogliere i consigli comunali. E povera Calabria anche perché nella stagione di folk revival che oramai dura da quarant’anni, è stata la regione più in ombra: tutto partì da Napoli, tammurriate villanelle e Nccp, più di recente c’è stato il boom della Puglia, prima Gargano e poi Salento, e persino la piccola Lucania ha avuto i suoi momenti di gloria con i Tarantolati di Tricarico e qualche anno fa anche a livello mediatico con il film Basilicata coast to coast. Calabria? N.p. (…continua in edicola)

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