Le streghe non se ne sono mai andate

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Il maschile, il forte, il grande, il sopra, il celeste, la luce, il sole, la realtà, la ragione, la logica, l’ordine, la scienza, il saggio e il romanzo, da una parte. Il femminile, il debole, il piccolo, il sotto, il terrestre, il buio, la luna, la fantasia, il sentimento, l’intuito, il caos, la magia, la poesia e il racconto, dall’altra. Riconoscere e utilizzare i simboli, le categorie contrapposte che sono alla base di molte religioni e sapienze tradizionali (della Filosofia perenne, direbbe Aldous Huxley con uno dei suoi scritti più profondi, e meno celebrati), conoscere e usare dicevo, non significa accettare supinamente – e politicamente, perché poi è lì che si va a finire.

Nell’ultimo periodo sono usciti vari libri con queste tre caratteristiche in comune: sono racconti, fantastici, scritti da donne. Che le tre caratteristiche siano poi naturalmente collegate si può pensarlo o meno – io lo penso – ma va fatto alla luce di quanto detto sopra: sono simboli, non stereotipi reazionari e altre fesserie tipo “la scrittura femminile”. Loredana Lipperini, giornalista culturale e voce di Fahreneit, tra un saggio e un romanzo, se n’esce con una raccolta di storie brevi intitolata Magia nera (Bompiani), addirittura recuperando materiali e spirito dalla sua alter ego fantasy, l’oscura e compianta Lara Manni.

(Continua su Esquire)