Antoine Volodine, Gli animali che amiamo

(66thand2nd, trad. Anna D’Elia)

Dopo l’epopea di Terminus radioso e il meta-saggio Il post-esotismo in dieci lezioni, lezione undicesima, continua la pubblicazione serrata dei libri dell’autore francese da parte di 66thand2nd. Inventore e unico rappresentante di una corrente letteraria, Volodine scrive cose che fanno genere a sé, con pochi termini di paragone. E così è anche per questa sorta di racconti intrecciati (intrarcane, è il termine post-esotico corretto), in cui si aggirano elefanti tristi, si succedono generazioni di sirene regnanti e rivoluzionarie, e granchi-stregoni impazziscono nei sogni. Né bestiario fantastico né realismo magico, su una sola cosa risulta immediatamente comprensibile: gli umani sono quasi estinti, e i pochi che ci sono, sono davvero patetici.

(tratto da “I migliori libri del 2017” secondo Esquire)

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Il post-esotismo: preludio e fuga a 44 voci (di A. Volodine)

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Antoine Volodine non esiste. Antoine Volodine non è l’eteronimo di un autore pericoloso che ha scelto di entrare in clandestinità. Antoine Volodine contiene moltitudini: è la divinità creatrice di un collettivo di quarantaquattro scrittori, e contemporaneamente è uno dei loro personaggi. Quarantaquattro scrittori che sono Volodine proprio come trenta uccelli sono il Simurg. Quarantaquattro scrittori in ciascuno dei quali Volodine entra ed esce a piacimento, a seconda della voce da usare e delle cosa da dire, come lo sciamano comunista pazzo protagonista di Terminus radioso fa con le povere creature dei suoi sogni. Quarantaquattro scrittori che sono stati combattenti – criminali, terroristi, rivoluzionari, come vi piace. Quarantaquattro scrittori che sono tutti morti. E che tuttavia continuano a parlarci da un non luogo di non morte non vita. Questo e non altro – questo, e molto altro – è il post-esotismo.

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