Volodine, il più grande scrittore del Capitalocene

Guardiamoci in faccia: parlare di accelerazionismo, mettendosi ad aspettare la combo piena automazione + reddito universale, significa affidarsi a un’illusione, alla speranza che le cose possano evolvere per il meglio da sé. Significa raccontarsi la favola bella che la piena disoccupazione e il sovrappopolamento del pianeta siano due questioni complementari, e non due emergenze che potrebbero risolversi a vicenda. Voglio dire: da qui a qualche anno dovremo affrontare due problemi. Il primo è una popolazione mondiale di circa 10 miliardi, 10 miliardi di bocche da sfamare, con risorse agricole immutate, e con il pianeta che starebbe molto meglio se di umani ce ne fossero 6 o 7 miliardi in meno. Il secondo è una popolazione mondiale di circa 10 miliardi, con le macchine che eseguono la maggior parte delle incombenze, e quindi 6 o 7 miliardi di umani a spasso senza lavoro. (Il terzo problema, l’apocalisse ambientale, probabilmente è troppo tardi per affrontarlo).

Ora, noi possiamo vedere il sistema politico-economico mondiale in due modi: possiamo credere che da qualche parte ci sia ancora qualcuno che abbia in mano qualche leva di potere, se pur arrugginita e mezzo incagliata; o possiamo pensare che il capitalismo funzioni come un formicaio, una superorganismo, grazie a una intelligenza diffusa e decentrata che manda avanti le cose in automatico. Nel primo caso: secondo voi, quei pochi che possono decidere qualcosa si faranno in quattro per garantire a 7 miliardi di persone il reddito universale, nonché le risorse alimentari che possano assicurare loro una esistenza libera e dignitosa? O non lasceranno, appunto, i due problemi annullarsi a vicenda, per crudele che possa sembrare – e non senza essersi preparati una exit strategy in qualche paradiso non fiscale come la Nuova Zelanda, nell’eventualità in cui tutto prima di estinguersi esploda? Nel secondo caso, non c’è neanche bisogno di dire.

image

A questo punto entra in scena Antoine Volodine: non per salvarci come Cristo, ma almeno per aprirci gli occhi come Cassandra (cassandra è ormai diventato sinonimo di jettatore, gufo; ma ci si dimentica la cosa fondamentale: Cassandra aveva ragione). Volodine, scrittore francese con nome russo, fondatore e capofila della corrente letteraria del post-esotismo, i cui innumerevoli esponenti sono tutti suoi eteronimi, o personaggi dei suoi libri. Volodine che finalmente, dopo inizi stentati, sta trovando anche in Italia lo spazio che merita, per opera di 66thand2nd, che a ritmo abbastanza serrato sta pubblicando molti suoi libri. Come tutte le sue opere, anche questo Sogni di Mevlidò si può leggere seguendo una via immaginifica, oppure una via politica. Come sempre, per non fargli torto percorreremo entrambe.

(Continua su Esquire)


Antoine Volodine, Gli animali che amiamo

(66thand2nd, trad. Anna D’Elia)

Dopo l’epopea di Terminus radioso e il meta-saggio Il post-esotismo in dieci lezioni, lezione undicesima, continua la pubblicazione serrata dei libri dell’autore francese da parte di 66thand2nd. Inventore e unico rappresentante di una corrente letteraria, Volodine scrive cose che fanno genere a sé, con pochi termini di paragone. E così è anche per questa sorta di racconti intrecciati (intrarcane, è il termine post-esotico corretto), in cui si aggirano elefanti tristi, si succedono generazioni di sirene regnanti e rivoluzionarie, e granchi-stregoni impazziscono nei sogni. Né bestiario fantastico né realismo magico, su una sola cosa risulta immediatamente comprensibile: gli umani sono quasi estinti, e i pochi che ci sono, sono davvero patetici.

(tratto da “I migliori libri del 2017” secondo Esquire)


Il post-esotismo: preludio e fuga a 44 voci (di A. Volodine)

volodine2

Antoine Volodine non esiste. Antoine Volodine non è l’eteronimo di un autore pericoloso che ha scelto di entrare in clandestinità. Antoine Volodine contiene moltitudini: è la divinità creatrice di un collettivo di quarantaquattro scrittori, e contemporaneamente è uno dei loro personaggi. Quarantaquattro scrittori che sono Volodine proprio come trenta uccelli sono il Simurg. Quarantaquattro scrittori in ciascuno dei quali Volodine entra ed esce a piacimento, a seconda della voce da usare e delle cosa da dire, come lo sciamano comunista pazzo protagonista di Terminus radioso fa con le povere creature dei suoi sogni. Quarantaquattro scrittori che sono stati combattenti – criminali, terroristi, rivoluzionari, come vi piace. Quarantaquattro scrittori che sono tutti morti. E che tuttavia continuano a parlarci da un non luogo di non morte non vita. Questo e non altro – questo, e molto altro – è il post-esotismo.

Leggi il seguito di questo post »