Mandela effect, il padre di tutti i complotti

Ve li ricordate, vero, i funerali di Nelson Mandela? Sono passati anni, eppure è un evento impresso nella memoria collettiva mondiale: il mitico leader nero, morto in prigione per le torture, o forse solo per lo sfinimento; il regime sudafricano costretto a esequie pubbliche, il commovente discorso della vedova, i disordini di piazza, il crollo dell’apartheid iniziato proprio da lì; fu il primo grande evento non sportivo in mondovisione, quasi dieci anni prima dei funerali della principessa Diana, la prima volta in cui abbiamo avuto l’impressione che la storia si muovesse in diretta sotto i nostri occhi, anticipando quel che sarebbe successo poco dopo con la caduta del muro di Berlino e della cortina di ferro. Ve lo ricordate, no? No.

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E per forza: non è mai successo. Invece una signora americana, tale Fiona Broome, se lo ricorda benissimo. E parlandone, scopre che anche qualche altra persona ha lo stesso tipo di impressione. Invece di rubricare la cosa alla voce curiosità, o nella nota categoria psicologica della falsa memoria, Broome ne scrive online (siamo all’inizio degli anni Dieci) e scopre che molte altre persone se lo ricordano. Allora fa un sito, mandelaeffect.com, e scopre che moltissime altre persone in tutto il mondo sono convinte di aver visto i funerali di Mandela negli anni Ottanta. Non solo: scopre che ci sono tantissime altre memorie condivise riguardanti cose che, beh, non sono proprio così, ma un po’ diverse. Nomi di cartoni animati o di merendine, loghi di automobili, battute di film, addirittura la collocazione geografica di varie grandi isole. A questo punto, arriva il colpo di genio: Broome passa all’astrazione. Ne inferisce una teoria: ci dev’essere un altro universo – quello dove Mandela è morto in carcere, guardavamo i Looney Toons, mangiavamo Kit-kat col trattino, le isole Svalbard non esistono, Hitler aveva gli occhi azzurri – e a un certo punto qualcosa è andato storto, per cui siamo saltati in questo. Cosa è successo non si sa (un esperimento di qualche acceleratore di particelle? Il famoso tunnel della Gelmini?), e non si sa neanche se il mondo alternativo in cui siamo stati trasferiti esisteva già prima o è stato creato dall’esperimento, non si sa neanche se gli universi paralleli sono due o infiniti: ci si ripromette di scoprirlo, ma ovviamente è proprio quello che vogliono tenerci nascosto. Perché, questo, se non si era capito, è un complotto. Anzi il complotto.

(continua su Rivista Studio)

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