Amore guerra e nostalgia, nel primo romanzo di Eshkol Nevo

RABIN CLINTON ARAFAT

Israele, 1995. Una giovane coppia, lei aspirante fotografa lui studente di psicologia, va a convivere in un villaggio a metà strada tra Tel Aviv e Gerusalemme, iniziando a sperimentare la distanza tra l’ideale del nido d’amore e la realtà della vita quotidiana. Nello stesso edificio, vivono i loro padroni di casa, una coppia altrettanto giovane, ma già sposata e con due figli: lui gran lavoratore e un po’ succube dei fratelli ultraortodossi, lei casalinga insofferente. Nello stesso edificio, vorrebbe tornare a vivere un muratore palestinese, o perlomeno a prendere qualcosa di prezioso che la madre ha lasciato lì nella fretta dello sgombero: quella casa, come le altre, era infatti araba prima di venire occupata dai coloni ebrei. Nell’edificio di fronte, una famiglia distrutta dalla morte del figlio militare in Libano: padre e madre due larve, il figlio minore abbandonato da tutti. Ognuna di queste persone è straziata dalla nostalgia, di qualcuno o di qualcosa, di enorme o di sottile. Sullo sfondo, ma a tratti in primo piano, il medioriente in fiamme, e in particolare l’assassinio del premier israeliano Rabin, che aveva appena concluso uno storico accordo di pace.

nevo-nostalgiaTorna in libreria il primo romanzo di Eshkol Nevo, il miglior scrittore israeliano della generazione successiva alla sacra triade Yehoshua-Grossman-Oz. Nostalgia (NeriPozza, trad. Elena Loewenthal, p.414, 18 euro) esce ri-editato e ri-tradotto secondo le indicazioni dell’autore. Come negli altri libri – La simmetria dei desideri e il magnifico Neuland – Nevo racconta una vicenda collettiva; come negli altri libri, lo fa alternando le voci, dando la parola in ogni paragrafo a un protagonista diverso: una soluzione stilistica molto gradevole per chi legge ma nient’affatto semplice per chi scrive. Finito il libro, i personaggi restano: resta nel lettore quella curiosità (direbbe Nevo, quella nostalgia) che porta a chiedersi, cosa staranno facendo adesso? E questo è un risultato importante e difficile, come sanno tutti quelli che hanno provato a scrivere un romanzo, quindi tutti. Come negli altri libri, Nevo intreccia storie private con la grande Storia, e lo fa in modo equilibrato: senza che la Storia diventi una banale metafora della trama narrata, senza che le storie diventino un esile pretesto per teorizzare di politica.

«Per un momento avevamo creduto che la pace sarebbe arrivata davvero», dice a un certo punto qualcuno. Sta parlando di guerra, ma potrebbe anche parlare di amore. Perché è vero, si può provare nostalgia anche per ciò che non si è mai avuto.

(Articolo uscito oggi sul Mattino di Napoli)

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