Il meraviglioso mondo dell’editoria e del giornalismo culturale

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“Con la cultura non si mangia”

Vorrebbe funzionare così:

L’editore scova un talento nascosto leggendo una rivista letteraria, gli commissiona un romanzo lasciandogli ampia libertà di contenuti e tranquillità sui tempi, gli prepara un contratto su misura con tanto di anticipo.

L’autore firma il contratto, incassa metà dell’anticipo subito e metà alla consegna, scrive e riscrive serenamente e con calma, si affida all’editor.

L’editor, assunto e regolarmente retribuito ogni mese, si compiace con se stesso per l’ottima segnalazione fatta all’editore e si mette all’opera: suggerisce tagli, aggiunte, riscritture, e dopo un raffinato lavoro di lima, consegna il testo al correttore di bozze e all’ufficio stampa.

Il correttore di bozze legge con calma, annota refusi e altre incongruenze, si confronta con l’editor e con l’autore, si elabora il testo definitivo.

L’ufficio stampa legge con calma, assimila il testo con tutti i risvolti e i sottintesi, elabora una strategia contattando di persona i recensori e i giornali più adatti alla natura dell’opera.

Il capo del servizio cultura – stimato e riverito all’interno del suo giornale, di cui le pagine culturali sono fiore all’occhiello e causa dell’aumento di vendite nel weekend – nota il libro tra le poche novità che gli vengono proposte ogni settimana, lo legge e a seconda del tema decide a quale collaboratore assegnarlo.

Il collaboratore riceve il volume, lo legge con calma, legge o rilegge le opere precedenti dello stesso autore. Scrive un pezzo ampio e documentato, che esce con bel rilievo dopo circa una settimana. Viene pagato alla consegna.

Il lettore legge la recensione, va in libreria dove trova il volume, da solo perché ben esposto, o con l’aiuto del libraio; lo compra e lo legge.

Chi manca? Ah, il traduttore, ci si dimentica sempre del traduttore. Be’, facciamo l’ipotesi in cui l’autore sia straniero: il traduttore è assunto o ha un contratto di collaborazione fisso con l’editore, ha partecipato alla lettura e alla valutazione sull’acquisto dell’opera, ha tutto il tempo di tradurre e controllare il testo – sentendo l’autore e l’editor; viene pagato alla consegna dall’editore, che mette il suo nome in copertina, in carattere appena più piccolo di quello riservato all’autore; riceve le lodi del recensore.

Tutti hanno raggiunto il loro scopo, tutti sono felici.

Invece funziona così:

L’editore viene sommerso di manoscritti e proposte editoriali, che mette nella raccolta carta senza neanche aprire; chiama un agente o una scuola di scrittura e si fa passare un elenco di giovani talenti; sceglie il più giovane e gli commissiona un romanzo erotico o una storia autobiografica basata su una malattia degenerativa incurabile.

L’autore ha 90 giorni, festivi inclusi, per produrre minimo 500 pagine; non prende nessun anticipo e non firma nessun contratto fino alla consegna; nel contratto cede i diritti per questa e le successive quindici opere; consegna all’editor e non riceve più nessuna notizia finché il giorno prima della messa in stampa ha tre ore per leggere e firmare le consistenti modifiche.

L’editor, un freelance che ancora deve prendere i soldi dell’editing fatto sei libri e nove mesi prima, bestemmia in cirillico sulle frasi sgrammaticate e le costruzioni incongruenti del libro; lo riscrive da capo in tre giorni e se ne libera ubriacandosi per dimenticare.

Il correttore di bozze… cos’è il correttore di bozze?

L’ufficio stampa legge le prime tre righe della scheda e le copincolla nel comunicato; passa agli altri diciotto libri da lanciare in settimana; mette tutto insieme e manda duemila mail – usando anche il database ereditato dall’amico che faceva ufficio marketing alla Omnitel – a tutti i contatti che ha, compresi i colleghi pensionati, quelli defunti, il redattore del mensile di corse di cani e quello che ormai sono vent’anni che fa il pizzaiolo a Dubai.

Il capo del servizio cultura – infuriato perché durante i tre minuti e mezzo che gli dedicano nella riunione di redazione, ha appena saputo che il suo spazio si è ulteriormente ridotto da una pagina e mezza a tre quarti di pagina – sfila il libro dalla pila che ha sulla scrivania perché gli sta crollando addosso, e lo appioppa al primo collaboratore che passa di lì per lamentarsi che lo fanno scrivere troppo poco.

Il collaboratore, che scrive da tre anni e non è ancora stato pagato, non ha mai sentito parlare dell’autore e non è un esperto di quel genere, anzi gli fa pure un po’ schifo. Legge il libro in tre giorni nei ritagli di tempo, scrive in mezz’ora un pezzo di 40 righe tagliabili a 25, lo manda senza rileggerlo; il pezzo esce dopo sei mesi, il 14 agosto, con degli errori che non c’erano e la firma sbagliata.

Il lettore legge il titolo della recensione, va in libreria dove non trova il volume, neanche scavando per ore nello scaffale basso delle Novità Invendibili, insieme al libraio che è uno stagista diciassettenne che ha iniziato l’altroieri. Torna a casa e lo ordina su Amazon. Il giorno dopo lo riceve, lo legge e non gli piace; pensa la prossima volta mi scarico l’ebook, anzi mi scarico l’app di Angry Birds.

Chi manca? Boh, mi sembra di non aver dimenticato nessuno.

Tutti sono frustrati, tutti sono infelici.

(Postilla autobiografica. Direte voi che la mia visione, deprimente e depressa, è come la storia della volpe e l’uva. Che cioè io sia avvelenato perché – avendo impersonato praticamente tutte le figure coinvolte nel processo, tranne l’ufficio stampa e quell’altro là – non sono riuscito a diventare uno che ce l’ha fatta: né autore di bestseller, né editore di successo, né temuto editor, né potente responsabile cultura, né prestigiosa firma. Ma io preferisco rovesciare i termini della questione, e far dipendere il mio crescente disamore, il mio entusiasmo sempre più fiacco per questo lavoro, proprio dal fatto di aver compreso, di aver vissuto sulla mia pelle un meccanismo che ormai, più che autoreferenziale, è vuoto. Insomma, mi capirete se non mi strappo i capelli dalla voglia di leggere un libro così così, per scrivere una recensione corta che uscirà – se uscirà – dopo sei mesi e ulteriormente tagliata, su un giornale che non legge quasi più nessuno, in un angolo dove nessuno la noterà, e se la noterà non la leggerà, e se la leggerà non comprerà il libro, e se comprerà il libro gli sembrerà che parla di tutt’altro e mi maledirà. E poi io adoro il vino, l’uva non m’è mai piaciuta).

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12 commenti on “Il meraviglioso mondo dell’editoria e del giornalismo culturale”

  1. GiovanniMarchese ha detto:

    In effetti le cose vanno pressapoco così da diversi anni ormai… e inevitabilmente ci si rende conto che quello in atto è un processo forse irreversibile verso una prossima catastrofe, verso un cambiamento in cui tutto sommato non viene difficile riporre speranze o sogni di rinnovamento radicale. Una specie di allegra apocalisse. Brindiamo! Alla salute.

  2. denisocka ha detto:

    Hai dimenticato chi scrive le quarte di copertina: deve escogitare testi che invoglino il lettore a leggere un libro che lui/lei (l’addetto alle quarte, intendo) non ha mai letto.

  3. Carlotta Borasio ha detto:

    Leggendo fino a metà post ho pensato ‘ma dove diavolo vive quest’altro? E perché io no?” Eppoi niente. MI sono risvegliata.

  4. Annarita Faggioni ha detto:

    Tutto si svolge come hai descritto. Purtroppo, il mondo editoriale non è come vorremmo, bisogna lottare e trovare uno spazio risicato…

  5. J. Tevis ha detto:

    Propongo di fare un rating su Tevis & Partners anche dell’attività di uffici stampa e di redazioni culturali. Sarebbe molto, molto interessante.

  6. E non hai citato l’editoria a pagamento… 😛

  7. ang ha detto:

    ehehehe… 🙂

  8. alessandra ha detto:

    ecco, il “crescente disamore”, e “l’entusiasmo sempre più fiacco per questo lavoro” sono proprio le sensazioni che provo… e non mi consola affatto sapere di non essere la sola

  9. Daniela ha detto:

    Io in passato ho fatto l’ufficio stampa e la responsabile della cultura (sia in radio che su carta); ti confermo che anche per queste due figure che mancano al tuo curriculum le cose si svolgono esattamente come hai descritto 🙂

  10. chiara ha detto:

    manca la figura del Grafico!!!


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