Exit strategy

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E poi vi dico un’altra cosa, una cosa che non vi piacerà. Io è quasi due anni che scrivo questo blog (otto anni che scrivo di libri e musica e cultura, ma il cartaceo non lo contiamo, siamo assolutamente moderni, no?). Gli argomenti che ho trattato sono quelli che mi piacciono – essere esperti è un’altra cosa – e li sapete: musica e letteratura. Decine di recensioni, ma anche pezzi più lunghi ed elaborati; pezzi ripresi dai vari giornali con cui collabor(av)o – e che effettivamente letti online fanno uno strano effetto retrò – ma anche pezzi strampalati che nessuna testata al mondo pubblicherebbe mai: interviste-monstre, finte lettere, metarecensioni, trip infografici, elenchi. Ma sempre partendo da un libro.

E nessuno o quasi mi cacava. Nessun problema, eh, il web è pieno di blogger fenomenali: non ho mai pensato di essere un genio incompreso. Un paio di settimane fa, un giorno qualsiasi, metto un post ideato in un momento di relax e scazzamento, e bum, come raccontavo qui, le statistiche schizzano alle stelle. Poi però è successa una cosa strana. Perché è uscito un altro post (che in origine era un articolo per una testata cartacea, quindi scritto in stile trattenuto e un po’ paludato) e pure quello ha fatto il giro di mezza rete. E questo lo capisco meno. Finché facevo il brillante con il post paradossale e surreale, okay, ma che anche uno denso di concetti e link sia più visto e commentato delle migliori recensioni del blog, bah.

Ripeto, non è in discussione la mia qualità in assoluto, sto parlando di me ma non per parlare di me, se riesco a spiegarmi. È un discorso relativo. Cioè: se la mia scrittura è scarsa, dovrebbe affascinare poco sia che parli di un libro sia che tratti dell’editoria malata. E se invece è brillante, dovrebbe riscuotere successo sia che spieghi il liuto arabo sia che racconti le disgrazie dei precari culturali. Invece no. Quindi evidentemente è questione di argomenti: ma serio?

Veramente preferite Gian Arturo Ferrari a Jorge Luis Borges? Trovate più interessanti le statistiche sulla shelf life degli esordienti che i racconti di fantascienza? Vi sembrano più sexy le fatture inevase delle poesie nonsense alla Scialoja? Va bene, avete vinto. Da questo momento in poi – anzi da due post addietro – inauguro una nuova serie. Exit strategy. Ho creato anche il tag. Una storia a puntate in cui racconto com’è che un po’ alla volta mi sono disaffezionato al mio lavoro, al mio mondo. E perché sto provando a cambiare. Così poi non dite che non ve l’avevo detto.

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6 commenti on “Exit strategy”

  1. Dario, capita di non capire.
    Non farne un dramma… se tutto fosse così straordinariamente deterministico… sai che palle?
    🙂
    Ciao!
    Demetrio

  2. flampur ha detto:

    ..e da ieri che stai sul Venerdì di Repubblica?!? Che ci sono blogger che farebbero fuori tutta la famiglia per un righino di pubblicità! Facci sape’ se alle statistiche je devi dà il defibrillatore!!!

  3. flampur ha detto:

    Io ti ho fatto girare tra feisbuc e blog… certo un refolo d’aria fritta, ma sei tosto, secondo me ingrani prima o poi.. di sicuro nel web c’è gente che scrive da paura.. vero è che se conosci anche solo la colf di Einaudi viene meglio.. ahahah..


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