Playlist della maratona

  1. Bruce Springsteen Born to run
  2. Samuele Bersani Il maratoneta
  3. Doors Not to touch the earth
  4. Mulatu Astatke Ethio Blues
  5. NCCP Tammurriata Alli Uno
  6. Muddy Waters Mississippi delta blues
  7. Rabih abou khalil A Gracious Man
  8. Sidney Bechet On The Sunny Side Of The Street
  9. Caetano Veloso e Gilberto Gil Nossa Gente
  10. Canzoniere Grecanico Salentino Ahi lu core meu
  11. Pink Floyd Run Like Hell
  12. Paolo Conte Max
  13. John Coltrane A love supreme
  14. Franco Battiato Prospettiva Nevski
  15. Nusrat Fateh Ali Khan Allah Hoo
  16. Rino Gaetano Nuntereggaepiù
  17. Naked City Grand Guignol
  18. Naked City Speedfreaks
  19. Queen We Are The Champions

(Per ascoltare clicca QUI)

Si parte subito, e con grande entusiasmo, perché la maratona non è una gara: è una festa, è una vita, e noi siamo nati per correre, quindi banalmente sarà il Boss a darci lo start (Born to run). La solita allegoria di Bersani (Il maratoneta), l’insolita allegria dei Doors (Not to touch the earth, dove Jim canta “nothing left to do but run run run”, non ci resta che correre): si inizia sotto i migliori auspici, e allora facciamoci benedire dagli etiopi che in materia sono maestri (Ethio blues). Ma non è passato molto tempo che inizia a farsi sentire la fatica, che la resistenza viene messa alla prova, e allora saranno appropriati i canti di lavoro e di sudore dai campi di tutto il mondo (blues, tammurriata), finché con Rabih Abou-Khalil ci sembrerà di stare nel deserto. La rapidità del jazz delle origini (On the sunny side of the street) e il ritmo sanguigno della pizzica ci fanno superare il momento di difficoltà. C’è da correre come pazzi (Run like hell) con i Pink Floyd, ma ecco che un altro nemico è in agguato, la ripetitività, l’ingresso in un mondo di percezioni che confonde lo spazio e il tempo, e sembra di sentire sempre la stessa frase all’infinito (Max). A un certo punto inizia il delirio: arrivano le visioni mistiche (A love supreme), cominciamo a pensare per immagini sconnesse come Battiato, addirittura preghiamo divinità sconosciute (Allah hoo). Un ultimo momento di lucidità per ridere del nostro stesso sfinimento (Nuntereggaepiù) e poi la parte più dura: lo stomaco sottosopra, i piedi che si spaccano come in un horror, il tempo che si dilata come negli incubi (le improvvise sfuriate di suoni alternate al silenzio mortale di Grand guignol). Infine, come nel momento estremo, tutta la vita ci passa davanti in 50 secondi (Speedfreaks). E poi però si arriva. Si chiude, trionfalmente, e con un’altra banalità, ma la gioia va al di là della retorica: We are the champions, perché essere campioni non significa essere i migliori del mondo, ma dare il meglio di se stessi. E in quello non ci batte nessuno.

(Testo che accompagna la playlist di luglio del mensile sportivo Correre)

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One Comment on “Playlist della maratona”

  1. wwayne ha detto:

    Anch’io ho dedicato un post alla mia passione per la musica: https://wwayne.wordpress.com/2017/04/30/febbre-da-concerto/. Che ne pensi?


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