Questa non è una marchetta

Oggi inizia il Salone del Libro. Lì, come qui, si parla di libri. E si parla di blog che parlano di libri. E si parla di libri che parlano di blog che parlano di libri. Eccone uno, ottimo.

2copertinaeffeNONSOVRASCRIVEREILFILE_th Interessante per molti versi. Innanzitutto per il suo autore, e non solo perché costui si presenta come una lettera dell’alfabeto: eFFe è uno che sta in mezzo a tutte le novità più rilevanti che sono state prodotte negli ultimi anni all’incrocio tra editoria, giornalismo culturale, socialqualcosa e web. Per dire solo le prime che mi vengono in mente: la rivista nativa digitale Finzioni, la riflessione collettiva Costruire storie, il romanzo a 230 mani di SIC.

Interessante poi per la forma, o il format: trattasi di un vero ebook. Nell’ovvio senso che è uscito soltanto in digitale, e non è quindi una versione diminuita, o per allergici alla carta, di un qualcos’altro. Ma anche perché ha tutte le caratteristiche dell’ebook di non-fiction, come io me l’immagino oggi:

  • 50 pagine, troppe per finire in un post anche molto lungo, poche per essere stampate in un libro, giuste per essere lette anche su un tablet retroilluminato prima che ti venga il mal di capo.
  • Pieno di link, ma non così tanti da rendere la lettura fastidiosa, o il discorso incomprensibile se non ci clicchi.
  • Aggiornato con le cose successe, o scritte, fino al giorno prima di chiuderlo.
  • Con un bel making of alla fine, che stimola ulteriori riflessioni.
  • Autoprodotto, sia perché strutturato, editato, rivisto e corretto tutto da sé (con l’aiuto di due amici solo per la copertina e la conversione nei formati ebook);
  • sia perché autopubblicato e acquistabile su Amazon o direttamente sul suo blog.
  • Infine, di prezzo onestissimo ($ 1.49: sì, un dollaro e mezzo) e con ricavato devoluto interamente in beneficenza (all’Associazione Toscana Tumori).

Interessante, chiaro, per quello che dice. Documentato come uno che si muove nell’ambiente dei blog letterari da quando esiste, tagliente per amore non di polemica ma di precisione (il “blogger scroccone”, così si intitola il primo capito che parte da uno spassoso aneddoto personale, viene ribaltato qualche pagina dopo nel più realistico “editore scroccone”).

La rapida panoramica iniziale dei book blog principali serve a eFFe per fare due importanti puntualizzazioni, sulla disomogeneità della categoria. Disomogeneità di contenuti: diciamo infatti per comodità book blog o blog letterari, quando molti di questi si occupano volentieri anche di cinema, arte o musica; allora sarebbe più giusto parlare di blog culturali, ma neanche, perché ad esempio siti come Minima&Moralia o lo storico Carmilla presentano in maniera non marginale post di taglio politico e militante, che con la cultura c’entrano solo nella misura in cui tutto è cultura. Ma la disomogeneità è anche e soprattutto di soggetti, ambiti e strutture: i lettori tendono a dimenticarsene perché magari su internet la cornice balza meno agli occhi, mentre editori e giornalisti ci marciano per reinventarsi una freschezza e una giovinezza, però c’è una bella differenza tra il singolo blogger, il blog collettivo, la rivista online con firme potenti, il blog della star ospitato sulla piattaforma della testata mainstream… eFFe fa giustizia di tutto ciò.

Il motivo principale per cui trovo notevole questo breve saggio è però un altro: arriva a delle conclusioni. Cioè, non fa come quei pamphlet agguerriti alla Zizek che prima ti caricano a molla con tutte le ingiustizie del mondo, e poi quando sei pronto a scattare, niente, ti fanno ciao ciao e finiscono. I book blog individua dei problemi, e chiude con delle proposte. Il problema fondamentale è quello della scarsa trasparenza, delle commistioni tra editori e blogger, di ciò che può intorbidare l’indipendenza di giudizio o almeno la sua percezione, insomma delle marchette.

Ora, eFFe insiste molto sull’invio gratuito dei libri ai blogger, che così si sentirebbero in dovere di parlarne, e bene. Non vorrei sembrare ingenuo, ma a me questo sembra un problema minore: gli uffici stampa hanno sempre inviato copie staffetta alle redazioni dei giornali o a casa dei critici, è chiaro che sperano nel pezzo, è un modo un po’ più audace che mandare la semplice scheda via mail, attira di più l’attenzione; non vedo la differenza se iniziano a farlo anche con i blogger, l’unico rischio è trovarsi la casa invasa di schifezze (ma è un rischio teorico, perché ora gli editori ti mandano il pdf, e ringrazia). Perché appunto: se il libro è bello, ne parlo bene; se è così così, o proprio brutto, dopo aver perso tempo e fatica a leggerlo, non vedo perché dovrei sentirmi in dovere di elogiarlo, al massimo me ne dimentico, o se mi girano addirittura scrivo una stroncatura. Quello che voglio dire è che un libro non è (per fortuna o purtroppo, fate voi) un benefit assoluto, come ad esempio uno smartphone o un fiasco d’olio evo spremuto a freddo: in quei casi l’omaggio vincola, instaurando il classico rapporto di economia del dono. E non è un caso che i gadget tecnologici e il food siano due settori in cui le aziende investono veramente tanto (anche perché hanno mezzi, a differenza degli editori…) in rapporti con i blogger, e in cui il fenomeno della corruzione dei blog sta arrivando a livelli esplosivi.

Certo è diversa l’ipotesi, che eFFe racconta, degli inviti a incontri “privati” con l’autore, in qualche modo circondati da un’allure di esclusività. Ma appunto, secondo me il nodo è questo: la circonvenzione di blog non avviene con il regalo di volumi, ma con quella cosa ancor più impalpabile e ricercata che va sotto il nome di prestigio, visibilità, riconoscimento. L’account twitter del grande editore che non solo ritwitta la recensione (quello lo fanno tutti con tutti, ovvio) ma ogni due per tre fa sapere alle sue migliaia di follower quant’è bravo sto blogger, e com’è intelligente e simpatico e carino, e il blogger che se ne va in sollucchero: ecco la trappola.

Le proposte, allora. Per un bloggare etico e responsabile. Trasparenza, equità, rispetto del lettore, condivisione delle fonti, apertura verso il nuovo. Giustissimo, da firmare e controfirmare. Sperando che davvero più blogger possibile leggano, condividano, adottino. Passaggio fondamentale perché acquistino una coscienza di sé, dei propri limiti e della propria importanza. Però. Mi viene in mente quella pubblicità della Apple, quando Microsoft approdò al sistema a icone: “…benvenuti!”.

Trovandomi a metà del guado, un po’ giornalista un po’ blogger (o forse nessuno dei due) sono capitato spesso nella curiosa posizione di dover difendere con gli uni le ragioni degli altri, e viceversa. In questo caso i blogger culturali, parlo generalizzando, hanno tutti motivi per lanciarsi contro l’establishment muffito delle terze pagine, e raderlo al suolo. Salvo poi ricostruire, su quelle macerie, gli stessi palazzi, o almeno con le stesse tecniche. Fuor di metafora: cosa sono i 5 punti di eFFe se non le regole basilari del giornalismo? Non fare marchette (un vecchio insegnante della mio master diceva con più raffinatezza “l’ignobile pompino”); cerca le storie che si nascondono e non solo quelle grosse che ti saltano addosso; scrivi per il lettore e non per l’editore o l’inserzionista; verifica le fonti e citale. Almeno, questo è quanto mi hanno ripetuto allo sfinimento alla scuola di giornalismo, questo è quanto avevano ben chiaro i colleghi delle redazioni che ho frequentato: che poi razzolassero male è altro discorso, anzi andrebbe sanzionato più severamente (se è vero che l’ignorantia legis non excusat, la conoscenza della regola che s’infrange è un’aggravante).

Perciò sarebbe ora di dismettere le armi e le reciproche diffidenze, e lavorare per costruire una piattaforma comune: a tal fine il libro, e le proposte, e in ultimo il sondaggio di eFFe, sono ottimi impulsi. Per non dimenticare che la vera battaglia è quella per conquistare i lettori.

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3 commenti on “Questa non è una marchetta”

  1. abcdeeffe ha detto:

    *cosa sono i 5 punti di eFFe se non le regole basilari del giornalismo?

    Che vuoi che ti dica? Repetita iuvant! 😉

    Ti perdonerò l’aver criticato il mio adorato Zizek per il solo motivo che, distinguendomene, mi hai lusingato!

    Scherzi a parte, grazie dell’analisi, sentivo proprio il bisogno di un passaggio al microscopio così ben fatto!


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