Batteristi/1: la neo-fusion di Haffner

Layout 1Certo è un’ovvietà, ma non ci stancheremo di ripeterla: la musica, nella sua origine (prei)storica e nella sua profonda essenza, è ritmo; il movimento, la corsa, è ritmo. Perciò ci ritroviamo a parlare, spesso e involontariamente, di batteristi e percussionisti. Ma altrettanto spesso, sono artisti che vanno al di là della pura espressione tecnica, del virtuosismo nel drumming, per aprirsi e sperimentare. Come nel caso di Wolfgang Haffner, batterista tedesco dalle tante e varie collaborazioni, che da anni si è dato alla composizione e ha incorporato nel proprio armamentario l’elettronica. Heart of the matter è un disco in cui – accompagnato da tromba, tastiere, basso e chitarra, più sporadici inserimenti di voci e altri strumenti – il ritmo, la spinta al movimento, la fa da padrone. Ma soprattutto domina la varietà dei temi e dei toni: il jazz-rock dei begli anni ’70, i suoni sintetici attuali, uno spruzzo di progressive, un tocco esotico di world music, un accenno al canzoniere americano contemporaneo (Lionel Richie, Artie Butler). Il tutto però non fa contrasto, ma è ben amalgamato e livellato in un sound complessivo gradevole e senza picchi: se trent’anni fa l’incrocio tra jazz e pop diede vita alla fusion, oggi l’unione di nu jazz e pop elettronico potremmo benissimo chiamarla neo-fusion.

(Articolo uscito sul numero di gennaio del mensile sporticvo Correre)

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