A Capodanno si porta il giallo

Aa. Vv.,Capodanno in giallo, Sellerio editore

Aa. Vv.,
Capodanno in giallo, Sellerio editore

Mettiamo che ci sia in Italia un’azienda medio-piccola, non un’impresa familiare ma pur sempre un gozzo leggero tra le corazzate che dominano il settore: una di quelle che fanno prodotti raffinati, molto apprezzati dagli intenditori ma che di rado sbancano il mercato. Mettiamo poi che a un certo punto, per caso o per cocciuta insistenza, l’azienda imbrocchi un prodotto di successo vero, che vende milioni di pezzi, e in tutto il mondo; che sull’onda, ne infili altri due o tre simili, e che insomma il brand diventi popolare; che in più, tutto questo accada in un periodo in cui quel segmento di mercato è in crisi nera, più di tutti gli altri. Cosa succederebbe a questo punto? Che a quest’impresa verrebbero tributati onori unanimi, che verrebbe citata come espressione dell’indomito spirito italico, che verrebbe additata a esempio, e incoraggiata a proseguire, a insistere sulla stessa strada. Normale: a meno che il settore in questione non sia quello editoriale. Perché se parliamo di libri – e nello specifico di Sellerio, e nello specifico di gialli, e nello specifico di Camilleri e compagnia cantante – c’è ancora chi storce il naso.

C’è ancora chi, davanti a una raccolta di racconti d’occasione intitolata Capodanno in giallo e firmata dai cavalli di punta della scuderia, si sente in dovere di mormorare all’“operazione commerciale”. Chiaro: e allora? Sotto le feste i libri si vendono di più (forse ormai si vendono solo sotto le feste), e il thriller attira, e l’esercitazione “a tema” anche. Camilleri è primo in classifica, Malvaldi è secondo: quale momento migliore? L’anno scorso Sellerio fece uscire Natale in giallo, quest’anno ci si sposta solo qualche giorno più in là. Naturalmente quello che conta molto, oltre all’appeal del mistero da risolvere, è la serializzazione dei protagonisti; si punta cioè, come lo stesso editore dichiara nella consueta nota iniziale, sulla notorietà dei personaggi – il commissario Montalbano, il barrista Massimo – sulla loro familiarità al lettore, e il gioco è farli agire, vederli alle prese con una situazione tutt’altro che straordinaria e perigliosa, ma anzi da vita quotidiana, da routine un po’ noiosa, come l’ultimo dell’anno.

Sono sei racconti, nessuno più lungo di 50 pagine. E c’è da dire che le due star Camilleri e Malvaldi, messe una in apertura e una in chiusura come in ogni compilation che si rispetti, si dimostrano all’altezza della fama, e una buona spanna sopra tutti gli altri: non è solo questione di scrittura leggera e situazioni spassose; è che dietro quelle, o grazie a quelle, si riesce a rendere credibile anche l’evento più assurdo, come un incontro casuale e decisivo in un affollatissimo locale di un’affollatissima metropoli, o la presenza contemporanea di un omicidio e di trenta goliardi travestiti da frati nel Battistero di Pisa dopo l’orario di chiusura. Questo senza nulla togliere agli altri: la simpatia della turca Esmahan Aykol (unica donna e unica voce straniera della playlist), la magistrale orchestrazione del collettivo da parte di Francesco Recami, la Palermo curiosamente priva di inflessioni dialettali di Gian Mauro Costa, e soprattutto l’amarezza noir di Antonio Manzini.

L’auspicio, stavolta non esplicitamente dichiarato dall’editore ma immaginabile, è che proprio l’intreccio di aficionados porti alla trasfusione di lettori da un culto all’altro; che cioè i seguaci di Camilleri prendano Capodanno in giallo per Montalbano e si appassionino al poliziotto Rocco Schiavone, o al pensionato Amedeo Consonni, e così via. E questo, che aumentino quelli che leggono e quelli che vengono letti, è il migliore augurio che si può fare, non solo a Sellerio e ai suoi autori, ma a tutti quanti hanno a cuore le sorti del libro e della cultura.

(Versione integrale dell’articolo uscito oggi sul Mattino di Napoli)

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