Quando eravamo figli di Annibale

raiz Raiz, al secolo Gennaro Della Volpe, detto a inizio carriera Rais, o forse ‘o Raiss, e per un certo periodo noto come Reeno, ma insomma e definitivamente per la maggior parte di noi “quello degli Almamegretta” (anche se con il gruppo d’origine le frequentazioni sono sporadiche ormai da un decennio). Raiz dicevamo, negli ultimi mesi ha firmato ben due album, e di segno opposto: mentre il primo (YA!, 2011, per la major Universal) è un dance-pop internazionale, francamente imbarazzante sia nei proponimenti che nella realizzazione, l’ultimo (Casa, 2012, realizzato insieme al gruppo di ricerca etnica Radicanto) riporta a galla la sua migliore vena acustica e meridionalistica: i pezzi non sono originali – è una specie di summa della sua storia musicale dall’epoca Nun te scurda’ fino a ieri, più tre standard world music come il canto sefardita La rosa enflorece – ma gli arrangiamenti sono gustosi e l’insieme regge alla grande.

Però non di questo volevo parlarvi, ma appunto degli Almamegretta, del loro primo album, il cui ventesimo anniversario (mannaggia, vent’anni!) cade proprio in questi giorni. Per capire cosa fu Figli di Annibale, bisogna considerare la scena politica e musicale del 1992 a Napoli, in Italia, nel mondo. Per chi lo ha vissuto, un periodo di intensità irripetibile, e a differenza di quanto succede di solito, molto più chiaro e decifrabile all’epoca che adesso, a distanza di tempo e di tutto. Il muro di Berlino era caduto ma la Prima Repubblica ancora no, gli immigrati non erano clandestini ma vu cumpra’ o marocchini e Berlusconi era solo il presidente del Milan, il rock commerciale impazzava come in tutto il decennio precedente, ma all’inizio dell’anno Michael Jackson era stato spodestato al primo posto in classifica da Nevermind dei Nirvana. E c’era il rap, e c’erano le nostre posse, che animavano il circuito dei centri sociali con un mix di veemenza elettronica e ribellismo sociale.

Figli-di-AnnibaleIn questa situazione, gli Almamegretta arrivarono come un terremoto. E dire che Figli di Annibale non è nemmeno un album completo, ma una strana via di mezzo tra LP e singolo: quattro pezzi. Ma che pezzi: innanzitutto il Rais non rappava solamente – eppure quando rappava, con quel vocione roco e incazzato al punto giusto, faceva i buchi a terra – ma cantava pure, incredibile!, e con altrettanta potenza. La musica poi: reggae e raggamuffin non erano solo il sottofondo-pretesto per acrobazie declamatorie, come nell’uso delle posse, ma suoni padroneggiati con scioltezza, e però non esclusivi, anzi parte di una tavolozza di colori molto più ampia, che lasciava spazio alle radici partenopee come al melisma arabo, mettendo così musicalmente in pratica l’idea di meticciato predicata (in napoletano) nei testi. E i testi, appunto: politica sì, ma con poesia, non semplice invettiva ma neorealismo di logica stringente (‘O bbuono e ‘o malamente) nel quadro di un’identità che dal Mediterraneo si allarga ad abbracciare tutti i sud del mondo (Sanghe e anema) sorretta da suggestive tesi storiche (Figli di Annibale).

A distanza di due decenni, se forse è azzardato dire che la musica non è poi andata molto più avanti (per quanto…), è obbligatorio ammettere che in quei quattro piccoli pezzi c’era il germe di quasi tutto quello che sarebbe venuto dopo, per gli Almamegretta e non solo. Per correre, è sempre perfetto: galvanizzante nel ritmo, di ampio respiro nella melodia, stimolante nelle liriche. Unico problema, come si è detto, la lunghezza. Di per sé è un po’ corto, ma se mettete la funzione “ripeti album” sul lettore mp3, ne scoprirete un altro pregio: anche se lo suonate più volte, non sarete mai stanchi. E hai detto niente.

(Articolo uscito sul numero di novembre del mensile sportivo Correre)

Annunci


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...