All’anima di Marcus Miller!

Marcus Miller, Renaissance, Dreyfus jazz

Marcus Miller con il suo basso elettrico è un gigante del moderno jazz ritmato, dove per “ritmato” si intende quello che i puristi definirebbero “commerciale”: contaminazioni con funk, soul, rhythm’n’blues, insomma quel calderone ribollente di ritmo che fa da eccellente propulsore al ballo e – perché no – alla corsa. Miller è responsabile sia di capolavori (ha composto, suonato e prodotto quasi da solo Tutu, pietra miliare dell’ultimo Miles Davis) sia di recenti solenni cadute nel kitsch. Ma in questo Renaissance – la voglia di riscatto è annunciata già dal titolo – torna alla grandissima: basso slappato a quintali, e in generale vagonate di groove irresistibile, con fiati chitarre e percussioni a supporto. Per meglio chiarire chi è e da dove viene, il cinquantatreenne musicista afroamericano piazza qua e là alcune cover dai maestri del genere: i War di Eric Burdon (Slippin’ into darkness), Weldon Irvine (Mr. Clean), addirittura il fondatore della mitica Motown, Berry Gordy (I’ll be there). Ma anche due chicche, come Tightrope della giovane Janelle Monáe dal suo concept album r’n’b (ebbene sì!) e Setembro, “canzone di nozze” del brasilano Ivan Lins qui interpretata dall’intreccio vocale di Gretchen Parlato e Rubén Blades: panamericana!

(Articolo uscito sul numero di settembre del mensile sportivo Correre)

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2 commenti on “All’anima di Marcus Miller!”

  1. ZioEdo ha detto:

    Ja, ammetterai che Marcus Miller è sempre stato checazzo assai…


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