Enrico Blatti, un altro treno

Enrico Blatti, Espresso 443, Egea

E se Coltrane giocava con l’assonanza tra il suo cognome e il treno (Blue train, Take the Coltrane), qui la locomotiva entra direttamente nel titolo del disco: Espresso 443, di Enrico Blatti per Egea. La metafora del viaggio in campo musicale è ormai abusata, soprattutto da quando è stata scoperta la world, ma mai come in questo caso è azzeccata. Blatti ha una formazione classica, si è fatto le ossa nel jazz e ha un’appassionata curiosità per la musica etnica: tutti questi elementi si ritrovano nei brani del disco. Di cui lui è solo compositore, lasciando l’interpretazione alla crema dei musicisti italiani: sax di Pietro Tonolo, clarinetto di Gabriele Mirabassi, violino di Ettore Pellegrino, fisarmonica di Mario Stefano Pietrodarchi, contrabbasso di Maurizio Luciani, arpa di Elena Trovato e percussioni di Pietro Pompei. Ecco allora che la molteplicità dei riferimenti stilistici, e la varietà dei suoni, rendono il cd variegato e mai noioso. Mentre l’idea del viaggio, il senso del movimento, facilmente si trasferiscono dalla strada ferrata ai nostri piedi, dandoci la sensazione di correre su binari sicuri.

(Articolo uscito sul numero di maggio del mensile sportivo Correre)

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