Il libro che suona: metti insieme Egan e Villalobos…

Oggi è andata in onda la prima puntata della mia nuova rubrica, all’interno della trasmissione Flatlandia su Radio onda d’urto. L’abbiamo chiamata “Il libro che suona”. E’ una cosa che avevo proposto a vari giornali, spiegandola così:

“L’idea è quella di parlare insieme di un libro e di un disco. Non è una novità in sé, è ma una novità il presupposto tecnologico su cui si basa: con i tablet e gli ebook reader è possibile ascoltare musica mentre si legge, quindi praticamente crearsi la propria colonna sonora per un libro. Quello che vorrei fare io è suggerire degli accostamenti, tra libri più o meno noti di recente uscita e dischi prevalentemente strumentali (perché le parole cantate non interferiscano con quelle lette). Il presupposto tecnologico è un pretesto perché si può fare benissimo con libro cartaceo + ipod, fotocopie + stereo eccetera”.

Ma non si era concretizzata da nessuna parte. Ora ho avuto l’opportunità di farla in radio, e direi che – al di là del fatto che è un mezzo con cui ho meno confidenza rispetto alla scrittura – è andata molto meglio così. Perché a viva voce e in diretta, grazie al supporto in studio dei due presentatori Kikka e Sancho, si può fare molto di più: facciamo ascoltare brani, e leggiamo pezzi dei libri, e spieghiamo perché sono simili o accostabili, trovando punti in comune sia tematici che di effettiva compatibilità lettura-ascolto.

Per la prima volta avevo proposto una serie di coppie, e quelli di Flatlandia hanno espresso preferenza per

Jennifer Egan, Il tempo è un bastardo (minimum fax)

Ricardo Villalobos/Max Loderbauer, Re:ECM (Ecm)

Il che da un lato mi ha riempito di gioia, perché si tratta di due capolavori. E dall’altro di terrore, perché si tratta di due capolavori. Insomma ho debuttato direttamente in Champions league, per capirci. Come sono andato, se l’esperimento funziona ditemelo voi: qui si può ascoltare/scaricare il pezzo di trasmissione. Questa che segue non è la trascrizione né un ulteriore sproloquio sul tema: solo, già che mi trovavo, una specie di bella copia degli appunti che mi sono fatto.

Della Egan ho già scritto. Colgo solo l’occasione per aggiungere che, come ha considerato anche Gianluca Didino sul suo blog, quando sua maestà Cathleen Schine dice che il romanzo è “un’enorme epopea ottocentesca magistralmente travestita da ironico pastiche postmoderno” (frase nel risvolto di copertina dell’edizione italiana) azzecca proprio l’esatto contrario del libro, della sua grandezza, e grandiosa portata innovativa. Che è proprio quella di rifondare il postmoderno, di mostrare che c’è ancora un modo sperimentale di raccontare; facendosi però seguire grazie a un’apparenza ottocentesca, di romanzo tutto trama, fitto di personaggi. Per far vedere un minimo come Egan fa la giocoliera con il tempo, ho poi letto un pezzettino di Safari, capitolo notevole per più versi, in particolare per gli strepitosi flash forward.

Anche di Re:ECM ho scritto altrove. In trasmissione ho proposto un estratto da questo pezzo remixato di Louis Sclavis


Ma perché l’accostamento, insomma? Ecco i motivi, secondo me. Innanzitutto perché sono, appunto, due capolavori, due opere spartiacque, di quelle che tra qualche anno o decennio si dirà Ti ricordi? Ti ricordi di quando Jennifer Egan ci dimostrò che un altro romanzo è possibile? Ti ricordi di quando quei pazzi della Ecm si fecero celebrare e distruggere da un dj?

Poi, il citazionismo: la presenza di canzoni altrui, che nel disco sono i pezzi originali che si remixano, mentre nel libro tutta la trama gira attorno alla musica.

Strettamente collegato, il disorientamento spazio temporale che entrambe le opere innnescano: ogni volta è una sfida capire davanti a che epoca, che luogo, che personaggi ci troviamo.

Infine, l’immedesimazione: nei vari stili remixati, per quanto riguarda Villalobos, che comunque prima di stravolgere deve tenere conto del mood del brano originale. E nei vari protagonisti dei racconti, che sono ogni volta diversi, per la Egan: la cosa più sbalorditiva del romanzo è infatti la capacità non solo di cambiare lo stile a seconda delle circostanze, passando dalla prima alla terza persona con qualche inserimento della seconda, usando il flusso di coscienza come il dialogo minimalista, la fantascienza come le slide di Power point – il che tutto sommato sarebbe solo un arido sfoggio di bravura – ma soprattutto la sensibilità di adattare il mood al soggetto protagonista del racconto, di volta in volta una giovane punk, un tossico sbiellato, un manager sconfitto; in una parola, empatia.

Sì vabbè, ma alla prova dei fatti, Re:ECM funziona come sottofondo musicale de Il tempo è un bastardo? Secondo me sì perché non è invasivo, ma rafforzativo del senso di sospensione e inquietudine del libro. Però, siccome in radio abbiamo provato metterlo in pratica, qui sta veramente a chi ascolta giudicare.

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4 commenti on “Il libro che suona: metti insieme Egan e Villalobos…”

  1. ma la puntata non c’è

  2. Giuseppe ha detto:

    Pure la radio adesso??! E vabbe’ a sto punto ti manca solo il cinema e siamo a posto. Grande.

  3. andrea ha detto:

    Concordo sulla Egan, romanzo bellissimo. Per quanto riguarda Villalobos lo leggerò e vedrò com’è.


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