Oh Christa!

“Tra le tante vie della scrittura, quella autobiografica è al tempo stesso la più facile e la più complicata. Diventa semplice per certi versi perché l´autore si muove all´interno del racconto come un pesce che nuota nell´acqua. Tutto gli è noto, ha già confidenza con ogni cosa, nulla deve (né può) essere inventato. Forse, per buona pace di tutti, al massimo vanno cambiati alcuni nomi di persone o di luoghi. Ma si crea, attingendo da un bagaglio già pronto. Fin qui l´aspetto della leggerezza. La scrittura autobiografica, però, è anche la più difficile e complessa perché, per riuscire davvero, deve diventare una narrazione che ti fa fare i conti con te stesso. Il più delle volte significa che deve farti male. Che deve essere faticosa, dolorosa, colpirti fin nei reni e nel midollo. Deve marciare passo passo con le crisi, non solo con gli inevitabili momenti di crisi della scrittura, ma anche con quelle della personalità, con i dubbi su di te che arrivano al cuore stesso dell´autocoscienza. E infine, ma non è l´aspetto meno importante, la scrittura autobiografica mette l´autore davanti a quell´ultima barriera e intima protezione che può concedersi o che invece può aver scelto di far cadere davanti ai suoi lettori, denudandosi completamente. Il fatto che alla fine ci sia sempre qualcuno che osi varcare quella soglia spiega tra l´altro quella singolare riserva di innocenza che, al momento in cui decide di pubblicare il libro, spinge l´autore o l´autrice a sperare di essere accolto dal “miracolo” della comprensione”.

Così Christa Wolf. Poi lei questo discorso generale lo usa come introduzione per parlare di Günter Grass e della confessione del suo giovanile nazismo. Ma la cosa, una delle cose, che ti fa adorare un grande scrittore è la capacità di tirare fuori, in dieci righe pulite, un groviglio che ti ribolle dentro e non sai come spiegare. Questo per dire che da quando Non siamo mai abbastanza è uscito mi trovo a dover discutere di autobiografia, di come ho messo in piazza i fatti miei (e degli altri, pardon), di come in sostanza abbia avuto gioco facile a non inventarmi niente. E siccome nei prossimi giorni torno a presentare in pubblico il libro, magari questo passo può tornarmi utile per avere qualcosa di intelligente da dire, contrariamente al solito. Quasi quasi me lo stampo. Maro’, così però pare che mi sono voluto paragonare a Grass. Ciao Günter, so che mi leggi, tu sai che non mi permetterei mai, vero?

Annunci


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...