La mela verde (ovvero quando mi misi a scrivere poesie imitando Toti Scialoja)

(Prescindibile premessa personale. Era il 1994, quasi vent’anni fa a pensarci. La prima repubblica e la mia carriera sportiva si erano appena miseramente concluse. Iniziava l’odissea del berlusconismo e del corso di laurea in giurisprudenza. Ero andato a Torino a trovare Remo Bassetti, che all’epoca era solo il mio (ex) maestro di scherma: il giornalismo, il giornale, il mio trasferimento sotto la Mole, erano lontani e non prevedibili. Remo mi aveva fatto scoprire le brevi, meravigliose poesie “per bambini” di Toti Scialoja. Animali e cose che parlano e bevono e fumano come uomini; parole e lettere che si intrecciano e si accartocciano e suonano come musica: trovai subito quel mondo di un fascino irresistibile. E, tra parentesi, trovai ingiusta e ghettizzante sia la fama di filastrocche per l’infanzia, sia la definizione di nonsense, appiccicate a quei versi: su questo a breve un apposito post. Comunque, tornato a Napoli con quella musica in testa, giravo nella calura di luglio guardando come sempre le scritte sui muri, e lessi: “Virginia vergognati”. Colpito dall’assonanza scialojana, produssi la mia prima scialojata, eccola)

La mela verde, quando il caldo spugna

ed anche il ratto brucia nella fogna

e al vero porco gli si sbava il grugno,

mi danza il valzer (e il verme se la sogna)

sorseggia vermouth sopra l’Aremogna

o beve freddo il rosso di Borgogna.

È ancora vergine, e non se ne vergogna.

Annunci


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...